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Il ruolo dell'acqua nei sistemi biologici

© di Claudio Cardella e Fulvio Di Pascale, Marzo 1978

“corpora non agunt nisi soluta”

Introduzione
A tutt’oggi non è stata ancora formulata una teoria che renda conto di tutte le proprietà biologiche, fisiche, chimiche e strutturali dell’acqua; che essa sia la base della vita é cosa nota, meno semplice é invece spiegarne i motivi.

Non staremo ad elencare le teorie proposte sulle proprietà e sulla struttura di questo “scandalo fisico” che si contrae durante il processo di fusione e che presenta caratteristiche anomale rispetto a tutte le altre sostanze liquide. Vale invece la pena di ricordare [2,3] che tutte le proprietà dell’acqua subiscono grandi variazioni nell’intorno dei 35 - 40°C e che “una variazione delle proprietà associative dell’acqua può essere di grande importanza per i processi biologici, essendo la regione di temperatura corrispondente alla trasformazione quella propria degli organismi a sangue caldo”. (Magat)

Lo stabilire che l’acqua possiede proprietà eccezionali in relazione a quelle degli altri liquidi, non risolve il problema dell’acqua ma, anzi, approfondendone lo studio é risultato che essa, accanto a proprietà facilmente definibili, ne presenta altre più elusive rispetto ad una determinazione sperimentale e difficilmente prevedibili scientificamente.

E’ noto, ad esempio, che l’acqua bevuta alla sorgente è più efficace, dal punto di vista medicamentoso, della stessa acqua imbottigliata e che l’esistenza di piccole tracce di radioattività non basta a giustificarne la differenza di proprietà. Un cuore di rana, immerso in una soluzione acquosa di digitale a concentrazioni omeopatiche, ha continuato a reagire anche quando la concentrazione in peso del principio attivo é scesa sotto i [4]. Tali fatti sperimentali, apparentemente senza collegamento tra loro, a noi sembrano invece essere due manifestazioni dello stesso principio: l’acqua possiede una memoria la quale persiste fintanto che l’acqua stessa rimane biologicamente attiva e, d’altro canto, l’acqua é biologicamente attiva finché possiede una memoria.

I - Per chiarire queste affermazioni occorre innanzitutto fare alcune considerazioni in merito alla struttura molecolare dell’ .

La teoria di Lennard-Jones e Pople [5] afferma che nell’acqua esiste una struttura reticolare estesa a tutta la massa liquida la quale si può considerare, in un certo senso, costituire una grossa unica molecola. Strutture tridimensionali di tale reticolo quasi-cristallino sono state proposte a più riprese da diversi ricercatori [6,12,13] sulla base dello studio delle caratteristiche del legame idrogeno; in fig.1 é rappresentata quella riportata da Pauling [14]. Ad essa saranno riferite le successive considerazioni.

La struttura dell’acqua secondo L. Pauling: i legami-idrogeno sono indicati col tratteggio fitto.

Ogni molecola di acqua, secondo questa teoria, tende a formare quattro legami idrogeno in direzioni tetraedriche; l’elasticità di tale legame, capace di estendersi e piegarsi senza rompersi e di assorbire quindi grandi quantità di energia e di entropia, rende conto di diverse proprietà anomale dell’acqua come la sua grande capacità termica e l’alto valore della costante dielettrica [7,8] e garantisce parimenti i requisiti di mobilità molecolare tipica dei liquidi. L’esistenza di una struttura quasi-cristallina implica la presenza di una energia di reticolo, cioè dell’energia minima sufficiente ad annullare le interazioni reticolari. Prove sperimentali [9] inducono a credere che il reticolo dell’ inizia fondere, cioé a rompersi per effetto termico, intorno ai 35-40°C. Viceversa, alle basse temperature i legami tra molecole adiacenti si irrigidiscono, vincolando così le molecole nel loro moto e si forma il ghiaccio. La proposta di una struttura reticolare continua dell’acqua, pur lasciando insoluti molti problemi [10], é quella morfologicamente più soddisfacente per i sistemi biologici, anche in considerazione del fatto che in condizioni fisiologiche le molecole di acqua esistono come H-O-H ed é raro che si ritrovino dissociate in ed [11].

Ioni e molecole in soluzione acquosa ed in concentrazioni adeguate, interrompono la struttura dell’acqua dando luogo ad entità strutturali simili al ghiaccio dette “iceberg”, le quali vengono legate alla rimanente struttura che non partecipa al fenomeno, secondo modalità non ancora interamente conosciute. L’esistenza di una struttura così delicata e sensibile, induce a pensare che esistano anche azioni adeguate capaci di modificare la struttura stessa in un numero di modi praticamente infinito, di conseguenza si può assumere che l’acqua risenta di influenze estremamente delicate e che possa adattarsi alle più diverse circostanze con una varietà di possibilità non raggiunta da alcun altro liquido. Potrebbe essere questa enorme versatilità a rendere possibile l’esistenza della vita; “forse é per mezzo dell’acqua e dei sistemi acquosi che le forze esterne possono reagire con gli organismi viventi”.[1]. Questa ipotesi di Piccardi sorgeva da basi sperimentali che può essere utile ricordare: egli notò, nel corso dei suoi esperimenti, che radiazioni elettromagnetiche e fluttuazioni di campo venivano rivelate contemporaneamente da colloidi sia organici che biologici in mezzi acquosi [15]. Entrambi i tipi di colloidi erano in stati lontani dall’equilibrio termodinamico: i primi perché in evoluzione chimica, i secondi perché in evoluzione biologica (un colloide vivo non può mai raggiungere l’equilibrio termodinamico, poiché, in tal caso sarebbe incapace di trasformarsi e di evolvere, quindi di ospitare fenomeni vitali). Ora, mentre un’azione di contatto non interessa in nessun caso l’intera massa di un corpo, le radiazioni elettromagnetiche e le variazioni di campo sono azioni globali e colpiscono l’intero corpo od organismo ad esse sottoposto; quegli elementi che in relazione alla loro geometria, alle loro dimensioni ed alle loro relazioni energetiche, reagiscono a radiazioni di frequenza adeguate, sono elementi strutturali. Non vi può essere infatti risonanza senza una precisa distribuzione energetica spaziale e, quindi, non vi può essere risonanza senza struttura.

Queste schematiche considerazioni stanno ad indicare che la parte sensibile alle radiazioni della materia vivente é il suo substrato non biologico e che tale substrato deve essere dotato di struttura: l’acqua ed i colloidi dispersi in mezzi acquosi lo costituiscono.

II - Rimane da vedere in qual modo il substrato acquoso di cui parlava Piccardi reagisca ad azioni esterne e come successivamente comunichi al sistema biologico queste azioni. Al proposito conviene fare alcune considerazioni in merito ai cambiamenti chimico-fisici che le radiazioni elettromagnetiche sono in grado di indurre nell’acqua.

E’ stabilito sperimentalmente che tali cambiamenti sono sostanzialmente di tre tipi: eccitazione, produzione di elettroni secondari e produzione di ioni (radiolisi) [16]. Le ragioni energetiche in cui avvengono sono definiti oltre che dalla lunghezza d’onda della radiazione incidente anche dalla natura molecolare del mezzo [17], tuttavia si deve osservare che la maggior parte dei risultati sperimentali non contempla l’esistenza di una struttura reticolare, infatti i dati riferiti alla fase liquida sono quasi sempre desunti dall’estrapolazione di dati ottenuti mediante la sperimentazione condotta in fase liquida o di vapore. Si è comunque appurato che lo stato eccitato e sovreccitato delle molecole d’acqua consiste in un cambiamento di posizione e di moto degli elettroni e dunque degli atomi, ed al tempo stesso che lo stato eccitato precede sempre la ionizzazione [18]. A tale riguardo si rileva in letteratura la presenza di osservazioni sperimentali suscettibili di essere interpretate solo alla luce dell’esistenza di uno stato di eccitazione molecolare dell’acqua [Sworsky, 19]. E’ interessante notare inoltre che la soglia di ionizzazione, ovvero la massima lunghezza d’onda in grado di provocare ancora la radiolisi dell’acqua liquida è dell’ordine di 2000 Å, corrispondente ad una energia di circa 6.4 eV [20]. Già da queste sommarie osservazioni si deduce la possibilità del trasferimento dell’energia radiante alla struttura reticolare mediante lo spostamento degli atomi, ossia mediante la deformazione ed in particolare l’allungamento dei legami molecolari; detto trasferimento sarà poi tanto più rapido ed efficace quanto maggiore è il numero di gradi di libertà del sistema meccanico, cioè in ragione della mobilità della struttura reticolare del mezzo acquoso.

Quanto precede costituirà la base per le successive considerazioni; si ritiene opportuno, pertanto, evidenziarne sinteticamente i punti salienti:

1) l’acqua liquida è dotata di una struttura reticolare quasi-cristallina tridimensionale (rappresentata in fig. 1);
2) tale struttura esiste a temperature inferiori a 40°C;
3) nei sistemi biologici l’acqua sussiste in forma non dissociata;
4) il suo reticolo quasi-cristallino è in grado di interagire con radiazioni elettromagnetiche la cui lunghezza d’onda è compresa nella zona dello spettro corrispondente all’ultravioletto. Questa affermazione è peraltro da intendersi con valore restrittivo, poiché esistono indicazioni sperimentali [Piccardi 21, Capelle-Boute 22] che sembrano indicare la possibilità di “attivare” l’acqua liquida anche mediante radiazioni con lunghezze d’onda lunghe e lunghissime.

III - Le lunghezze d’onda comprese nel campo 1800 - 3000 Å cadono nella regione dello spettro indicata come ultravioletto corto ed è noto che l’atmosfera terrestre è pressoché completamente opaca a questo campo di radiazioni a causa dell’azione filtrante esercitata dal sottilissimo strato di ozono esistente ad alta quota attraverso la reazione [23]:

si può affermare di conseguenza che la superficie terrestre non riceva dl sole radiazioni di lunghezza d’onda inferiore a circa 3000 Å. Ciò sembra dunque contraddire quanto si è fin qui faticosamente tentato di dimostrare. Come potrebbe infatti l’acqua costituire il substrato sensibile non biologico della materia vivente se l’azione necessaria a modificarlo è costituita dalle radiazioni ultraviolette corte e queste, a loro volta, sono pressoché totalmente assenti al livello della superficie terrestre?

A nostro avviso la risposta va ricercata indagando nella funzione fotosintetica la quale, come si dirà più oltre non è appannaggio esclusivo del mondo vegetale. E’ fondamentale, a questo punto, richiamare la celebre esperienza con cui Berthelot riprodusse in laboratorio la fase iniziale della fotosintesi clorofilliana semplicemente irradiando con raggi ultra-violetti una miscela di acido carbonico ed acqua, ottenendo in tal modo la sintesi dell’aldeide formica, primo prodotto della vita organica da cui è possibile giungere al glucosio: è la medesima operazione attuata dalla clorofilla. Se invece la stessa miscela di acido carbonico ed acqua viene esposta al sole oppure ad alte temperature, non si ottiene l’aldeide for-mica; ciò indica, secondo noi, che l’azione catalizzante svolta dalla cloro-filla non si realizza solamente con modalità chimiche, ma soprattutto per via fisica, ovvero che essa ha l’ufficio di trasformare le lunghezze d’onda delle radiazioni solari visibili in lunghezze d’onda più corte ed energeti-che e specificamente ultraviolette. Mentre il complesso meccanismo di questo fenomeno sarà l’oggetto di una prossima memoria, ci si limita per adesso a notare che tramite la fotosintesi si ha la produzione di radia-zioni ultraviolette corte al livello della superficie terrestre.

Gli studi di A. Gurwitch e della sua scuola [24] hanno dimostrato, al di là dell’incertezza sperimentale, il potere radiante della materia vivente in stati lontani dall’equilibrio biochimico. In altre parole, durante la proteolisi vengono liberate radiazioni le cui lunghezze d’onda sono molteplici e verosimilmente tante quante sono le composizioni intime e strutturali delle albumine che la subiscono [25], ma tali lunghezze d’onda sono comunque comprese nel campo 1900 - 2700 Å.

Ci si chiede adesso quale sia il destino di dette radiazioni ultraviolette corte una volta che siano state prodotte durante il processo di fotosintesi, donde traggano la possibilità di emettere radiazioni ultraviolette organismi, ad esempio animali, che apparentemente non sono dotati di funzione fotosintetica e da ultimo, quale ragione di essere abbia l’energia radiante di origine animale.

Da quanto detto in precedenza, sembra ragionevole dedurre che tale energia radiante venga veicolata agli organismi superiori tramite gli alimenti; ciò d’altro canto implicherebbe che attraverso la fotosintesi clorofilliana venga prodotta più energia radiante di quella necessaria al solo progresso delle funzioni biochimiche della pianta e che tale eccesso possa essere raccolto e conservato. L’acqua biologica, in virtù della propria struttura e delle correlative proprietà di detta struttura, è in grado di assolvere questo ruolo “attivandosi”, cioè fissando quel sovrappiù di energia radiante prodotto nel corso della fotosintesi sul proprio reticolo quasi-cristallino. In tal modo l’acqua stessa viene ad assumere la morfologia dell’organismo che la contiene, nel senso che il modo e la misura in cui essa viene “attivata” dipendono strettamente dalle caratteristiche e dall’efficienza della funzione fotosintetica proprie dell’organismo. Si potrebbe obbiettare a questo proposito che il tempo di vita medio attribuito da studi sperimentali alle molecole di acqua “attiva” è estremamente breve [26], ma al riguardo si deve ricordare che tali esperienze [27] erano condotte in acqua allo stato gassoso ed in condizioni di equilibrio termodinamico. Di conseguenza, riguardo al tempo di vita medio della specie eccitata, quegli esperimenti potrebbero solamente confermare quanto noi abbiamo in precedenza accennato, cioè che l’acqua rimane attiva per tutto il tempo che il sistema di cui essa fa parte è lontano dall’equilibrio termodinamico; ciò equivale a dire, nel caso di un sistema biologico, fin quando l’organismo è vivo. Il messaggio energetico così incastonato nella struttura dell’acqua, può allora essere trasmesso ad altri organismi i quali, a loro volta, saranno in grado di riceverlo tramite il supporto acquoso di cui sono morfologicamente dotati. Nel caso di animali, tale processo avrà luogo nel corso della fase anabolica, durante le reazioni di destrutturazione degli alimenti. Presumibilmente il ciclo dell’energia radiante si compie, negli animali superiori, con modalità più complesse, ma simili a quelle della fotosintesi clorofilliana. In questo caso, il ruolo svolto dalla clorofilla è assunto da altri catalizzatori biologici presenti nell’organismo; essi saranno i ricetttori primari della radiazione liberata nella rottura del reticolo dell’acqua morfologicamente associata agli alimenti, i regolatori della “temperatura ultravioletta” necessaria allo svolgimento delle svariate reazioni cellulari e saranno infine i produttori di quel sovrappiù di energia radiante ultravioletta che verrà fissata, come sopra accennato, nella struttura del mezzo acquoso di cui l’organismo animale è dotato (riguardo ai catalizzatori biologici si veda la nota in appendice).

Rimane da spiegare la ragion d’essere del sovrappiù di energia radiante prodotto dai catalizzatori biologici e la funzione dell’acqua morfologicamente attiva nell’economia del sistema biologico. Considereremo separatamente le implicazioni relative ai due modi di interazione acqua-radiazione: la produzione di elettroni e l’acqua eccitata.

Il passaggio di radiazioni altamente energetiche nell’acqua può dar luogo, come abbiamo sommariamente visto, alla produzione di elettroni secondari e, fin quando il sistema è lontano dall’equilibrio termodinamico, ad un campo elettrico negativo. L’esistenza ed il mantenimento di tale campo è di primaria importanza nel vivente, essendo alla base di un delicato equilibrio colloidale estremamente sensibile alle variazioni di alcalinità. Poiché infatti le cariche elettriche degli atomi sono fatalmente portate ad equilibrarsi in modo da stabilire uno stato di neutralità che in un complesso vivente significa la morte elettrica, deve necessariamente sussistere in permanenza un campo elettrico negativo capace di mantenere e causare tutti gli scambi propri della vita cellulare. Escluso il fatto che il mantenimento di tale riserva alcalina sia dovuto esclusivamente ad un determinante chimico, si è indotti a credere che sia retto da fenomeni di natura fisica e specificamente radiante.

L’acqua, soprattutto in morfologia biologica, costituisce un sistema altamente instabile a causa del fatto che negli animali a sangue caldo essa viene costantemente mantenuta ad una temperatura critica, cioè prossima a quella ove il suo reticolo strutturale comincia a fondere; si può quindi logicamente supporre che tale struttura sia molto sensibile ad interazioni energetiche. Si è visto quali possano essere tali azioni. Vediamo adesso quale significato possono assumere.

Si è stabilito che l’immagazzinamento, la trasmissione e la ricezione di messaggi informazionali nelle cellule e negli organismi ha natura moleco-lare ed inoltre, che un’informazione valida, cioè in grado di produrre ef-fetti rilevanti, è realizzabile, e quindi esiste, solo in condizioni di non-equilibrio ed anzi, in biologia è proprio la distanza dall’equilibrio il pa-rametro atto a definire la qualità dell’informazione [29]. In altre parole, il sorgere di un’informazione valida è condizionato dall’esistenza di stati instabili del sistema. Per quanto precedentemente detto, l’acqua ci ap-pare il substrato ottimale della informazione biologica: catalizzatori bio-logici sono in grado di modificarne durevolmente la struttura ed altri catalizzatori biologici sono in grado di ricevere il messaggio stampato su detta struttura ed operare conseguentemente le opportune reazioni bio-chimiche. In tal senso ci sembra quindi che sia da interpretare l’affer-mazione di Volk’nstein: il senso fisico del codice genetico è determinato dalle caratteristiche della struttura e dalle proprietà dell’acqua.

Le considerazioni svolte, lungi dall’aver trattato in maniera esauriente l’argomento, sono inoltre carenti di una teoria fisica di supporto, il cui sviluppo è lasciato al futuro a causa della vastità della materia e dell’ignoranza nel campo della fisica delle deboli energie. Si è voluta qui indicare una metodologia di indagine in una struttura sequenziale di idee.

IV - Nota in appendice

Per la funzione fisica dei catalizzatori biologici si è assunta la teoria di G. Protti [28]. Rimandando il lettore, per una migliore comprensione dell’argomento all’opera citata, se ne delineano alcuni aspetti essenziali.

I catalizzatori biologici sono sostanza fluorescenti a struttura molecolare complessa; quando tali sostanze sono colpite da una radiazione elettromagnetica adeguata, in seno ad esse si determinano non soltanto degli spostamenti orbitari degli elettroni, ma contemporaneamente si verifica un urto delle molecole componenti la sostanza fluorescente. Urtandosi tra loro, queste molecole comunicano agli elettroni altri impulsi, per cui essi vengono ad assorbire una maggior energia che viene riemessa dalla sostanza fluorescente assieme a quella assorbita; ne risulta una radiazione di frequenza maggiore di quella che l’ha provocata.

V - Bibliografia

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