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Giovanna d'Arco: la fiamma di Francia

Gli storici ancora oggi si interrogano sui misteri della fanciulla che, col suo carisma, affascinò i potenti della terra

Anno di pubblicazione: 2000 - © di Paola Morosin

Luc Besson le ha dedicato un film, Canale 5 un kolossal televisivo, su di lei si sono scritte miliardi di pagine. Ci si potrebbe chiedere se non è troppa tutta questa attenzione nei confronti di una ragazza diciannovenne del XV secolo, fortunata comandante militare per alcuni mesi, che sentì voci divine e che venne bruciata sul rogo, lei, cattolica fervente e devota, come eretica ed evocatrice di demoni.

Non credo. Giovanna, che ormai siamo abituati a chiamare con un cognome attestato in epoca tarda, è un personaggio straordinario che passò attraverso la sua terra e il suo tempo come una meteora: forse, in parte, mutò il corso della guerra dei Cent'anni, forse il delfino Carlo di Valois non sarebbe mai diventato re di Francia senza di lei, la sua energia, la sua trascinante forza carismatica, il suo fascino, la sua breve fortuna guerriera. 

Eppure Giovanna non costruì nulla di storicamente durevole: anzi, all'indomani del suo rogo a Reims (30 maggio 1431), i suoi alleati e lo stesso re che per molti versi le doveva la corona la dimenticarono subito, o la sostituirono con qualche millantatrice che per alcuni mesi portò avanti ancora il suo ruolo carismatico e demagogico. 

Insomma, Giovanna è veramente un enigma. Nata in quella parte di Francia al confine con il mondo germanico, in un secolo in cui la politica era fatta da chi aveva dalla sua parte la nascita nobile, la forza o il denaro, lei, che non aveva niente di tutto questo, si impose ai signori della guerra e a quelli dell'oro. 

Un intero paese fu dominato dal volere di quelle "voci" che sentiva solo lei. Con le vittorie militari e il fascino della figura, tenne in scacco il politico più fine e abile del suo tempo: Filippo, duca di Borgogna.

Come fu possibile tutto questo?
Provando a rispondere, si ricorda spesso che quella fu un'epoca di attese millenaristiche e di profezie. Mezzo secolo prima di lei, la scena europea era stata occupata da personaggi come Caterina da Siena e Brigida di Svezia. Giovanna, però, aveva la pretesa di parlare direttamente con gli inviati di Dio e di farsene messaggera sulla terra: una pretesa carismatica che azzerava il potere mediatore e istituzionale della Chiesa. 

Questa cosa non le fu permessa. Ebbe contro le maggiori autorità di quel tempo: dal re d'Inghilterra, che col trattato di Troyes del 1420 era divenuto legittimamente, per diritti dinastici e per accordo politico, anche re di Francia, all'Università di Parigi, depositaria del sapere teologico e giuridico del tempo, all'Inquisizione, che tutelava il diritto della società cristiana di difendersi dall'eresia, all'autorità pontificia.

Il fatto è che Giovanna precorreva i tempi. Il XV secolo non fu un'epoca di passioni patriottiche e di sentimenti di identità e di radicamento nella nazione, poiché questi sentimenti erano ancora molto embrionali. Con quale strana pretesa quella ragazza poteva sostenere che Dio intendesse dare la Francia ai francesi? 

A noi moderni tutto questo può sembrare naturale, ma nel Quattrocento era una pretesa assurda! E poi, francese per lingua e per cultura, era lo stesso re d'Inghilterra. E, infine, perché mai Dio avrebbe dovuto preferire i Valois ai Lancaster? 

Ma la "divina pulzella" è scomoda anche sul piano scientifico-sociologico. Qualcuno, oggi, parla perfino di una sua latente omosessualità e si chiede che cosa ci facesse al suo fianco Giles de Rais, pederasta e infanticida, mago e alchimista. In passato qualcuno ha indagato le basi fisiologiche delle sue allucinazioni. Qualcun altro ha tentato di farla passare per una protofemminista. Giovanna scandalizzò il suo tempo con la sua pretesa di parlare con Dio e di non volersi piegare dinanzi ai tribunali. Nel Settecento, Voltaire, l'avrebbe allegramente presa in giro in un suo poema eroicomico e lo storico Jules Michelet l'avrebbe rivendicata al "popolo di Francia" denunciando che erano stati il re a tradirla e i preti ad ucciderla.

Quindi, poteva mai essere un'eroina della Francia tradizionalista e controrivoluzionaria? 

Lo scandalo continua. La fecero santa solo nel 1920, quasi mezzo millennio dopo la sua morte, cercando in questo modo di pacificare nel suo nome le due anime della Francia, quella cattolica e quella laica. Ma un ventennio più tardi la Francia tornò a spaccarsi e i due tronconi agitarono ancora una volta, entrambi, Giovanna, come propria bandiera. I francesi, durante la guerra in Russia, andarono a combattere inquadrati in una legione Jeanne d'Arc che portava l'uniforma germanica. 

Ma davvero Giovanna può essere un modello di nazionalismo? Eppure così la pensavano, durante la seconda guerra mondiale, i francesi tutti: i filotedeschi ci vedevano il simbolo della secolare inimicizia con l'Inghilterra, i gollisti la interpretavano come tutrice della patria contro gli invasori. 

Ma al tempo di Giovanna non esisteva ancora il concetto di nazione. Giovanna non era nazionalista, era carismatica. Un'incognita storica, una pietra d'inciampo. 
Visionaria o geniale propagandista di se stessa? Personaggio carismatico o marionetta inventata alla corte dei sostenitori dei Valois? Delicata e splendida pazza o astuta fondamentalista caduta nella rete di un gioco più grande di lei? 

La storia è davvero infinita.

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