Amalgama dentale
Un secolo e mezzo di silenzio
Revisione della letteratura internazionale ed attuali
conoscenze tossicologiche
Anno di pubblicazione: 2000 - da un articolo scritto dal
©
Dott.
Giorgio Ugoccioni
1826, Stati Uniti: il Dottor Taveau utilizza
già gli amalgami per le otturazioni dentali.
1840: alcuni casi d'intossicazione da
vapori di mercurio portano alla proibizione dell'utilizzo di
queste sostanze.
1855: ne viene nuovamente autorizzato
l'uso.
1926, Berlino: il Dottor Stock pubblica un
vero e proprio studio sulla materia nel quale vengono resi
noti i pericoli d'intossicazione da vapori di mercurio causati
da amalgame.
Più recentemente, l'Unione Sovietica
accerta che numerose intossicazioni croniche sono causate
dalle amalgame e di conseguenza ne proibisce l'uso.
Maggio 1997: in seguito ai risultati di
una perizia svolta dall'Università di Kiel per conto del
tribunale di Francoforte, una grossa ditta produttrice di
amalgama e tre suoi importanti collaboratori corrispondono la
somma di 1,5 milioni di Marchi per evitare l'avvio di un
procedimento penale nei loro confronti per lesioni personali,
impegnandosi, nel contempo, a non commercializzare più questo
prodotto in Germania ed a finanziare la ricerca per mettere a
punto materiali alternativi per restauri dentali (N.B.
L'amalgama di questa ditta è tuttora tra le più vendute in
Italia).
Può bastare? Abbiamo bisogno di altri
elementi per capire che l'amalgama ci avvelena?
Benissimo, eccoli qua.
REAZIONI CHIMICHE
DELLE AMALGAME
Le amalgame sono quelle otturazioni grigie
che vengono chiamate comunemente "piombi". Sono
composte per il 53% circa di mercurio e per il rimanente 47%,
in percentuali variabili, di argento, stagno, zinco e rame.
C'è anche del piombo in piccole quantità.
Il mercurio e lo stagno, reagendo tra loro
e con le diverse sostanze presenti in bocca (acidi, basi,
ioni, ecc.), si trasformano in composti estremamente
tossici che vanno a depositarsi in vari organi del corpo
quali: tratto gastro-intestinale, tiroide, testicoli,
prostata, fegato, pancreas, reni, capelli e soprattutto nel
cervello.
In quest'ultimo, dove sono state
riscontrate le concentrazioni più alte, il mercurio viene
rinvenuto soprattutto nella sostanza grigia, nel cervelletto e
nell'ipofisi. Queste informazioni sono state ricavate da studi
autoptici su uomini ed animali. Dimostra inoltre una notevole
affinità per i gruppi sulfidrici dell'emoglobina, cui si
lega diminuendone la capacità di trasporto dell'ossigeno.
Nelle amalgame avvengono molte reazioni
chimiche, dovute alla presenza di oltre una dozzina di
composti.
Il rame si unisce a ossigeno, mercurio, cloro, rame e
combinazioni di tutti gli altri metalli presenti.
E il mercurio? Il mercurio metallico
inorganico viene trasformato in metilmercurio organico, cento
volte più tossico, dallo Streptococcus Mutans, normalmente
presente nelle nostre bocche nonché responsabile in gran
parte dell'insorgere della carie. Il metilmercurio, insieme
all'etilmercurio, può causare danni permanenti al tessuto
nervoso. Entrambi vengono comunemente usati come fungici per
lo stoccaggio di granaglia nei silos e nei magazzini di
cereali, e come maturandi rapidi delle banane.
IL MERCURIO NON E'
PRESENTE IN MODO STABILE NELLE AMALGAME
Se il mercurio rimanesse strettamente
legato agli altri composti dell'amalgama, un'otturazione
vecchia di 5-10 anni dovrebbe contenere ancora il 50% di
mercurio.
Così non è.
Indagini recenti mostrano che dette otturazioni contengono
percentuali variabili tra il 25% ed il 35% di mercurio.
Sembra dunque che esso sia capace di fuoriuscire da una
otturazione, come in effetti è stato dimostrato tramite l'uso
di misuratori di vapori di mercurio nell'aria.
Nei suoi studi Jaro Pleva, svedese,
dimostrò nel 1983 che, se un'amalgama contiene in media 750
mg di mercurio e ci sono una media di otto amalgame per
paziente, in cinque anni si liberano 2.640 mg di mercurio.
Che fine fa? Viene eliminato solo in parte, il resto
s'infiltra nei nostri tessuti.
Il quantitativo sopra citato corrisponde
ad una media giornaliera di 1.446 microgrammi al dì, contro i
43 microgrammi ammessi dall'OMS (Organizzazione Mondiale della
Sanità) come esposizione massima giornaliera!
Ma non finisce qui: la situazione peggiora
enormemente con le cosiddette "amalgame non gamma
2", che contengono elevate quantità di rame (30%) e sono
oggi di gran lunga le più usate nel mondo.
Il un articolo apparso sullo Scandinavian
Journal of dental Research i ricercatori svedesi hanno
dimostrato che le amalgamo non gamma 2 sono così reattive dal
punto di vista chimico, che cedono mercurio 50 volte più
velocemente rispetto alle amalgame convenzionali (3-6% di
rame). Questo forse spiega i maggiori effetti tossici ad esse
associati, come riportato in molti studi, con maggiore
incidenza di disturbi neurologici.
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