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Una scheda, la tua ombra - ecco la "plastic identity"
Carte multifunzioni: ogni momento della nostra giornata viene
memorizzato dal cervellone del sistema interbancario
Dal casello autostradale all'affitto del dvd, migliaia di dati e se si
esce dalla routine la card si "arrabbia"
Anno di pubblicazione: 2005 - di Luca Fazzo - da
http://www.repubblica.it
MILANO - Un pezzo di plastica. Un piccolo pezzo di plastica a colori
vivaci e dall'aria amichevole, piazzato nel portafoglio insieme alla
carta d'identità e alle foto dei figli. Si chiama carta multifunzioni,
da quando sullo stesso pezzo di plastica hanno iniziato a convivere la
carta di credito e il bancomat, che si spartiscono a metà la banda
magnetica incorporata nella faccia inferiore della tessera. Per un
italiano di media età e di medio reddito, per un classico signor Rossi
qualunque, è una comodità che lo ha liberato dalla schiavitù del denaro
contante. Quello che il signor Rossi non sa è che grazie a quel pezzo di
plastica qualcuno lo segue. E' un cervello elettronico. Passo dopo
passo, dal momento in cui ogni mattina quest'uomo esce di casa, lo
seguirà nei suoi spostamenti e nelle sue azioni. Passo dopo passo, il
cervellone tratteggerà il suo ritratto, lo modificherà, lo aggiornerà,
lo memorizzerà all'infinito. Per il cervellone, il signor Rossi è una
identità fatta di una lunga serie di numeri. L'uomo e il suo codice
vivono insieme, sono due facce della stessa persona. Plastic identity, è
il nome che gli americani hanno dato a questa ombra dei tempi moderni. A
raccontare al cervellone la vita di quest'uomo è la sua carta di
credito. Rossi non sa che, mentre scivola nella fessura della
macchinetta sul banco del negozio, il pezzo di plastica genera un flusso
di dati che si infila sui cavi in fibra ottica che arrivano fino al
cervellone. Ogni volta, quel gesto racconta qualcosa di lui. E' un
autoritratto involontario ma estremamente fedele. A centinaia di
chilometri, il cervellone lo sorveglia. Controlla i suoi acquisti, li
cataloga per importo, per merce, per località. Il computer si aspetta
che il signor Rossi sia abitudinario, e si allarma se esce dalle tracce
della sua normalità. E si ribella. Rossi nemmeno si accorge di queste
ribellioni. L'ultima volta è successo mentre era in viaggio per lavoro.
Per la prima volta in vita sua, ha comprato un orologio costoso a sua
moglie. Lo ha fatto perché era in arrivo un giorno particolare, il
decimo anniversario di matrimonio (ma il computer questo non lo sapeva).
E' entrato in un negozio dove non era mai stato, ha scelto con cura
l'orologio, lo ha fatto impacchettare, e ha estratto fiducioso la sua
carta di credito. Attesa stranamente lunga, poi il ronzio: "Transazione
non disponibile". A bloccare la carta è stato il cervellone che, a
centinaia di chilometri, ha stabilito che quell'acquisto non lo
convinceva. Perché, come qualunque italiano con una plastic identity, il
signor Rossi è schedato. Il cervellone sa a che ora infila la
tangenziale ogni mattina, pagando il pedaggio con il fast pay o il
telepass. Sa quanto spende in vestiti, in cibo, in cene fuori. Anzi: sa
esattamente che tipo di abiti preferisce, che ristoranti si può
permettere, quanti film in dvd guarda la sera a casa. Sa quanto denaro
contante spende ogni mese, e si allerta se all'improvviso queste spese
aumentano. Conosce il numero di telefono cellulare di Rossi e sa
perfettamente quanto spende ogni mese per ricaricarlo, in che modo lo
ricarica, dove si trova quando effettua le ricariche e se per caso -
visto che c'è - ricarica anche il cellulare di un'amica.
Per tenere d'occhio Rossi - e tutti i suoi connazionali dotati di
plastic identity - il cervellone, gestito dalla società interbancaria
che controlla le carte di credito utilizza un sistema neurale, che si
chiama così perché segue la stessa logica del cervello umano. Nel senso
che impara, fa esperienza, elabora. Dieci anni fa, quella identity
avrebbe raccontato di Rossi una immagine sfocata e imprecisa. Oggi
invece, man mano che il denaro contante perde ruolo nella società e
spazio nel portafoglio di Rossi, la plastic identity diventa sempre di
più il ritratto preciso dell'uomo che la genera. Si avvicina sempre di
più all'originale fino a sovrapporsi come un'ombra a mezzogiorno. La
società che tiene d'occhio questo signore, se Rossi lo venisse a sapere,
gli spiegherebbe che il sistema è lì per aiutarlo, per evitare che
qualcuno utilizzi la sua carta dopo averla rubata o clonata. Vero. Ma
intanto i dati di Rossi sono lì, memorizzati e utilizzati giorno dopo
giorno. Raccontano chi è lui al sistema interbancario. E non è tutto.
Quando Rossi utilizza un'altra tessera di plastica che ha nel
portafoglio, quella che gli fa avere sconti e premi al supermercato o in
libreria, non sa che in questo modo contribuisce ad arricchire un'altra
banca dati, dove i suoi gusti e le sue abitudini sono descritte in modo
ancora più preciso. E' una banca dati gigantesca che in realtà serve
anche - spiegano gli esperti del ramo - a creare il suo profilo di
spender: di preda per la pubblicità, per i cacciatori di clienti. Una
banca dati che, sul mercato ufficiale o quello occulto, vale oro.
Rossi, se sapesse tutto questo, forse non si allarmerebbe: anche perché
ritiene di non avere nulla da nascondere. Poi è fiducioso che il sistema
non racconti in giro i fatti suoi ("anche se - giura un veterano del
settore - quando sento parlare di banche dati inviolabili mi metto a
ridere"). E ancora meno pensa a come cambierebbe la sua vita se un
giorno, di colpo, il cervellone decidesse di bloccare la sua plastic
identity neutralizzando il pezzo di plastica che porta in tasca: basta
viaggiare, basta spendere, basta telefonare. Basta esistere, in una
società dove si esiste solo in quanto spender. Ma questo è un incubo che
appartiene a un altro film.
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