NAVIGAZIONE
   UTILITA' E RICERCA

Gli Amici di DentroLaNotizia
 
ILTURISMO.EU

Oggi è il





 

   SONDAGGIO

L'aggettivo più giusto per il concetto di cultura
secondo te è:
Conformità
Autonomia
Conoscenza
Consapevolezza
Armonia
Diversità
Tedio
Globalità
Continuità


Risultati del sondaggio

"Un cuore matto, matto da legare..."

Il percorso della "Mala Educacion", di Pedro Almodovar

Anno di pubblicazione: 2004 - di Liliana Adamo

"Nel film c’è un forte senso di prevaricazione del tutti contro tutti. È un film noir, non ci sono buoni o cattivi. Ci sono i cattivi e i peggiori dei cattivi. I personaggi sono assolutamente liberi di decidere della propria vita. Scelgono le opzioni più cupe e oscure, non si lamentano delle loro scelte. La Mala Educación si riferisce all’educazione, sia quella delle buone maniere che quell’accademica; per quest’ultima la mia è stata, come nel film, di stampo ecclesiastico, quindi pessima, con poca competenza visto che gli insegnanti sono preti, che non aiutano assolutamente la formazione dello spirito dei bambini, piuttosto lo deformano. In conclusione: non sono in grado di dare una buon’educazione. Da qui il titolo..."

Un film "difficile da spiegare, ma facile da capire", spiega un articolista d’El Mundo. Tre pellicole in una, tre rapporti che si sovrappongono, in un soggetto forte e congruente, risalente ad una stesura di circa dieci anni fa, che racconta d’infanzia e di pedofilia nell’ambiente ecclesiastico. E’ la storia di tre personaggi non definiti, di dati storici non circoscritti, un frammento di memoria, carico di tensione drammatica ma descritto con divertimento, una sorta di "storia eccitante", nel senso più puro della cinematografia noir. Ci si chiede perché la prima parte del film sia così differente dalla seconda e dalla terza, perché quel che manca nella prima si ridefinisce precipitosamente nella seconda e si sottrae di senso nella terza, per quale ragione il regista insegue angosciosamente una giustificazione per i suoi personaggi, cerca di imporre loro una spiegazione, un rigore concettuale, al quale gli stessi, rifuggono. E’un film che conferma il rapporto vivo, dialettico, tra l’autore e il suo prodotto.
A differenza delle altre pellicole, bizzarre e sicuramente squisite, "La Mala Educacion" è invece un’opera cruda, oscura e violenta, che porta in sé un dramma irrisolto "ma senza lezioni morali. E’ un film che mi serve per tornare ai miei ricordi e i personaggi peggiori mi affascinano".

In una gustosa auto-intervista, Almodovar ricorda il sentimento ambivalente cui era ossessionato il suo maestro, un prete che egli conobbe da bambino. Il chiodo fisso era tutto convogliato nella sensualità della "Carmen", l’eroina celebrata dall’opera di Bizet. La storia è diventata una scena di un film datato 1986, "La ley del deseo", in cui un transessuale (Carmen), entra nella chiesa adiacente ad una scuola. Qui, trova un prete che suona l’organo e gli chiede chi egli sia, il travestito confessa che, in passato, è stato un allievo della scuola, di cui lo stesso prete si era innamorato. Almodovar lo ammette, la Mala Educacion non ha nulla d’autobiografico; nei film c’è la materia reale delle cose, anche se decentrata con molta manipolazione. Il cinema resta un’arte di rimaneggiamento, l’ispirazione, invece è d’altra natura; parte dal profondo e se si è abbastanza intelligenti d’adoperarla e dar corpo ai fantasmi, la capacità creativa lavora per te, dirigendoti in combinazioni coinvolgenti, anche se mai completamente definite.

Il cinema come educazione alternativa

Come capita al protagonista del "Nuovo Cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore, anche per Almodovar c’è stato un cinematografo sulla strada del collegio che d’ adolescente ha contribuito alla sua "cattiva educazione". Nel film c’è l’incontro di tre personaggi: il prete (che rappresenta il potere) e due bambini che si aprono all’amore, alla sensualità e scoprono il cinema, gli stessi s’ incontreranno vent’anni, dopo; uno è diventato scrittore, l’altro, un regista cinematografico. Alla cinepresa è dato di scandagliare la ricerca della verità, nell’intreccio delle tre visioni esclusive: dello scrittore, del regista e in ultimo, del prete. Con questa triplice esposizione, impilata l’una dentro l’altra, si chiude il trittico amoroso, la circostanza in cui un bambino si oppone al prete per amore di un coetaneo e che si propone vent’anni dopo, con tutto il peso e le implicazioni della sfera adulta.
Ciò che interessa al regista non è tanto la semplificazione della vittima di un abuso che da adulto rinuncia all’eterosessualità (e alle convenzioni sociali), ma scandagliare il rapporto tra i due bambini e il prete, misurare in profondità quel triangolo e decidere fino in fondo di non indicare una contrapposizione formale, la cattiveria dell’uno e l’innocenza dell’altro.

Il tema trattato nel film (l’attrazione erotica del prete per uno dei due bambini), non intende spiegare che il mondo della pedofilia è in qualche modo legato all’omosessualità, o che l’orientamento sessuale dei due protagonisti è stato "battezzato" da molestie che si ripetono nel tempo, da adulti, in una specie d’acting-out. L’omosessualità e la pedofilia sono distinte e separate, ma possono essere anche questioni concatenate, come affiora nella cronaca della Mala Educacion.

Secondo Oliviero Ferraris (in un suo libro sulla pedofilia), ed alcuni autori da lui citati, i "cacciatori di bambini" avrebbero una personalità immatura con problemi di relazioni o senso d’inferiorità, che non consente loro di reggere un rapporto amoroso adulto, alla "pari", in un confronto dialettico con un altro essere, complesso e diverso, "individui con disturbi narcisistici e fragile stima di sé, si focalizzano sui bambini perché possano controllarli e dominarli e con loro non provano sentimenti d’inadeguatezza..." L’erotismo con i bambini ricrea l’assimilazione compulsiva con un oggetto immaginario ed ideale, la ristrutturazione di un Sé giovane, idealizzato. Il pedofilo sarebbe quindi al centro di un corto circuito che si autoalimenta, riportandolo incessantemente indietro nel tempo, nel momento in cui egli stesso ha vissuto quel tipo d’esperienza, provando eccitamento, paura e disordine interiore, essendo depositario di un segreto indicibile, una sorta di doppia vita. L’ossessione in schemi estetico-erotici (che il pedofilo è incapace di sostituire), non permette d’accettare la differenza tra generazioni e nega l’esistenza di ruoli e funzioni adulte. L’altro, come accade in tutte le patologie narcisistiche, non è percepito come una persona nella sua globalità, ma per ciò che rappresenta, una "cosa" che deve soddisfare la pulsione che, per il pedofilo, è il principio dell’identificazione narcisistica; "la scelta di partner, quali i bambini, facili da controllare e manipolare, consente di raggiungere il duplice scopo d’ottenere piacere e di sentirsi potenti..."

Il sesso come potere

L’autorità, la manipolazione, il potere insito nella figura del prete (che li rovescia sull’educazione dei due bambini), è il senso ultimo del film e la pedofilia è l’applicazione più completa e scellerata del potere, una sorta di possesso sovrastante con cui gli adulti falsificano l’infanzia. In questo caso, a rendere più arduo il film d’Almodovar è che ci sono adulti di un ambiente ecclesiastico.
Per un regista come lui, che si è affermato con storie al femminile, creare questo triangolo tutto al maschile (per ogni inquadratura ci sono uomini e nient’altro che uomini), in un film concepito senza pregiudizi ma anche con determinata durezza, pone l’accento su un cambiamento inusitato, ma racconta, per esempio, che nella società spagnola la presenza di gay, lesbiche e transessuali, si pone ad un gradino più alto rispetto alla classe politica. La gente comune tratta esattamente allo stesso modo coppie eterosessuali e coppie gay. Il regista parla di questo film come la cosa più personale fatta finora e niente sembra turbarlo, né la presenza dell’omosessualità, né quella dell’uso massiccio di droghe. Il suggerimento dell’abuso sessuale esercitato da una presunta autorità morale - un prete e un insegnante - rimarca già un motivo sufficiente per non indugiare in scene di sesso esplicito, scavando invece nella profondità del racconto, anche se, a volte, la complessità drammatica (e il montaggio dei dati storici, volutamente ingarbugliato), è tale da essere quasi incomprensibile agli spettatori, come se l’autore avesse operato una sorta di spostamento occulto di sé e dei suoi ricordi, sui personaggi e la storia. Le inquadrature (le scene dei bambini che fanno ginnastica, giocano sulla riva del fiume o nel patio della scuola), i piani-sequenza (le facce contratte dall’angoscia, come quella di Sara Montiel), i colori forti e definiti, le giravolte della macchina da presa, tutto è splendido, in pratica, reso quasi a perfezione, anche i bambini rendono la recitazione senza forzature, sono credibili e naturali.

Si è parlato di un "racconto eccitante"... è perché Almodovar richiama alla mente il concetto di un altro demone del cinema, Woody Allen: "Io non credo in Dio, io sono un edonista..."

http://www.elmundo.es/elmundo/2004/03/10/cultura/1078953807.html

http://www.clubcultura.com/clubcine/clubcineastas/almodovar/

http://spazioinwind.libero.it/almodovar/main.htm

 

INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO

 

Archivio generale Mondo cane! Oltre l'apparenza Benessere
Attualità Viaggi e turismo Arti e cultura A tavola

   METEO
   SONDAGGIO

Quale argomento ti piace di più
in Dentro la Notizia?
Oltre l'apparenza
Mondo Cane!
Benessere


Risultati del sondaggio
   TRA ARTE E SILENZIO




Informativa legale - Condizioni di utilizzo
Copyright by Italiana Turismo in collaborazione con Chiaraluna Associazione Culturale
Tutti i diritti sono riservati se non diversamente indicato negli articoli
Visione ottimale 1024 x 768