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Un'intera provincia predica la rinuncia al profitto e invita all'ozio

"Basta col lavoro, fermiamoci"

Anno di pubblicazione: 2004 - © di Alessandra Retico - 3/07/04 - Da www.repubblica.it

A un certo punto Hiroya Masuda ha detto: basta rinunciarci. Un po' strano per uno che fa il capo in una delle più grandi province giapponesi, Iwate, nord del Giappone e che dice cose del genere di fronte a una situazione economica di ristagno, con una situazione di debito pubblico da far saltare dalla poltrona qualsiasi politico. Masuda invece ha insistito. La seconda cosa che a un certo punto ha detto è stata: non muoveremo un dito per cambiare. Sprezzante, folle, in ogni caso perdente. Altro che: lo scorso anno il governatore è stato rieletto per la terza volta con l'88% dei voti. Un plebiscito.

La gente è bizzarra. O sta rinsavendo, chissà: il fatto è che quello che di Masuda piace alla gente non sono i suoi occhialini tondi e la sua faccia tonda e sorridente, ma il suo programma politico: tornate a casa presto la sera, fatevi una bella passeggiata tra i boschi con le vostre famiglie, chiacchierate nei quartieri, aprite gli occhi sulle valli e sui monti di cui Iwate e piena, cucinatevi un bel salmone di cui le nostre acque sono ricche, respirate la brezza che soffia tra i pini rossi. Mica scherzi: Masuda queste cose le scrive nel suo "contratto con gli iwatesi" da tre anni e la campagna pro relax gli costa qualcosa come 400mila dollari l'anno.

Progetti: case in legno al posto dei grattacieli di Tokyo, orgoglio dei boschi piuttosto che compulsione al guadagno. Masuda a Tokyo ci è nato 52 anni fa e lì si è laureato in legge, sa di che cosa parla quando parla di profitto. Il fatto è che lui lo vede nella lentezza e nella pausa, non nella corsa e nell'ossessione del capitale. "La gente a Tokyo è inseguita dalla velocità, e la vita consiste nel lavorare, mangiare e dormire", ha spiegato al Wall Street Journal il governatore che nel sito Internet della provincia (molto sobrio ai limiti dello sciatto) aggiunge, citando poeti e il progresso culturale e spirituale ispirato dalla benignità della natura locale, che "a Iwate vorrei ci fosse un'altra visione delle cose".

Volontà recepita non solo dal responso delle urne locali, ma anche dalle migliaia di e-mail che al governatore arrivano da ogni parte del Giappone per sostenere la quarta campagna elettorale. Come quella di una 42enne di Tokyo: "Iwate mi sembra il posto giusto per rinunciare al lavoro: sento scrollarmi di dosso un grave peso". Sentito evidentemente da molti giapponesi, specie di Tokyo, che a Iwate si trasferiscono scegliendo la via 'slow' alla vita. Come Nobuo Yoshinari, un workaholic che sua moglie dava per perso ("parla solo di lavoro, se lo vedo"), manager di eventi a Tokyo che è uscito dal tunnel: a 47 anni ha deciso di mollare tutto e si è trasferito a Iwate per fondare la Iwate Children's Forest, una scuola che mette insieme gioco e studio e ai genitori dice: "Smettetela di mettere fretta ai vostri figli". In programma un esilio volontario in montagna.

L'andiamoci piano - col cibo, col lavoro, col sesso - il facciamolo piano che per una volta l'Italia ha lanciato al mondo raccontando la possibilità e soprattutto la necessità di una bella frenata sul pedale della modernità, si sta traducendo da pensiero filosofico a politica. E che sia il Giappone a recepire e tradurre il messaggio fa pensare. "In passato se si dava la vita per l'azienda si poteva arrivare ad avere una vita prosperosa con salari da 76mila euro l'anno" spiega Takuro Morinaga, un'economista che ha scritto un libro diventato bestseller il cui titolo, provocatorio, è It's cool to be poor ("E' figo essere poveri"). Ma, appunto, si trattava di dare la vita, "e se oggi fai lo stesso - continua Morinaga - ricco non diventi più. Dunque: a che serve morire di lavoro?".

Stessa domanda del governatore di Iwate che, persi anche gli aiuti economici che un tempo il governo di Tokyo dava alle province, si chiede perché combattere una battaglia inverosimile in un decennio di grave recessione e, soprattutto, inutile per un motivo impronunciabile in politica: insignificante. Se il nascente slow life movement giapponese si esalta a tale azzardo, per i tradizionalisti Masuda è andato troppo oltre: alcuni imputano al governatore un lassismo imperdonabile visto che con una popolazione di 1500 abitanti circa (al '99) e un debito di 9mila dollari pro capite, si spendono soldi per dare dignità a una popolazione pantofolaia. "Bisogna rivedere i valori" replica imperturbabile Masuda per il quale "apprezzare quel che si ha cancella dalla visione quel che non c'è".

Un mezzo bicchiere pieno che in una visione sempre più condivisa si riempie di senso. L'andamento slow accelera l'adesione dei consensi: da Sonzogno è appena uscito ... E vinse la tartaruga (titolo originale In Praise of slowness: how worldwide movement is challenging the cult of speed), autore un giornalista britannico, Carl Honorè, ex forsennato del lavoro che racconta di coloro che dal Giappone agli Stati Uniti, dall'Italia alla Spagna, dall'Australia a Israele, fermandosi non si sono perduti.

 

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