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Perché fare del proprio stomaco un cimitero? Il dominio umano sulle altre forme di vita è legittimo e utile?
Anno di pubblicazione: 2004 - © di Tiziano Terzani, tratto da “Un altro giro di giostra” - da
http://italy.peacelink.org
<<… Una sera il vecchio miliardario volle che cenassi con lui e la sua
famiglia e mi invitò in uno dei famosi ristoranti di Wellington Street,
quelli coi maialini di latte arrostiti appesi all’ingresso a sgrondare
il grasso e, esposte sulla strada come fossero acquari, le vasche di
vetro con dentro, vivi, i migliori pesci, gamberi e aragoste ad
aspettare che un cliente, passando, dica: “Quello!” e la bestia venga
pescata e cotta secondo l’ordinazione. Non è vero, come sostengono
alcuni, che sia stata la Bibbia col suo divino invito all’uomo a
moltiplicarsi nel mondo su cui lui, solo lui, ha “il dominio” a creare
la violenza carnivora della razza umana. I cinesi sono arrivati alla
stessa violenza senza la Bibbia, e per millenni questa di cucinare con
raffinata tortura ogni animale è stata parte della loro cultura, una
parte fra l’altro che nessun regime e nessuna ideologia politica hanno
mai osato sfidare.
Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi
agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha
sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei
confronti degli altri esseri viventi. Uno degli argomenti che vengono
ancora oggi usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di
centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere
si ha bisogno di proteine. E gli elefanti? Da dove prendono le proteine
gli elefanti?
L’argomento con cui un amico cercò di convincere Gandhi ad abbandonare
la tradizione ortodossamente vegetariana della sua famiglia fu dello
stesso tipo. Gli disse che gli inglesi erano capaci con pochi uomini di
dominare milioni di indiani perché mangiavano carne. Questo li rendeva
forti. Il solo modo di combatterli era di diventare carnivori come loro.
Una notte allora i due amici vanno in riva al fiume e per la prima volta Gandhi mangia un boccone di carne di capra, tradendo così la fede dei
suoi genitori e della sua casta. Ma sta malissimo. Non digerisce e ogni
volta che cerca di addormentarsi gli pare di sentire nello stomaco il
belare della capra mangiata, come racconta nella sua autobiografia. In
tutta la sua vita Gandhi non toccò più un pezzo di carne, neppure nei
suoi anni da studente in Inghilterra dove tutti gli dicevano che senza
carne non avrebbe potuto resistere al freddo. Io, per cultura, non mi
ero mai chiesto se ero vegetariano o meno. A casa mia, da ragazzo,
mangiar carne era normale, se potevamo permettercela. Succedeva di
solito alla domenica. Quando Angela (sua moglie ndr) e io arrivammo in
India nel 1994 eravamo ancora tutti e due carnivori e per un po’
continuammo a esserlo.
Una volta alla settimana un musulmano si presentava alla porta di casa
con una impeccabile valigia dalla quale tirava fuori dei pacchi
sanguinolenti con filetti e bistecche di manzo. Poi un giorno Dieter,
l’amico fotografo tedesco, indicandomi per strada un branco di vacche
attorno a un deposito di spazzatura, intente a mangiare sacchetti
di
plastica, scatole di cartone e giornali, disse: “Ecco quel che mangi con
la bella carne del tuo musulmano. E pensa al piombo di tutta quella
carta stampata!” Aveva assolutamente ragione. Pur permettendosi di
macellare le mucche che gli Indù ritengono sacre, il nostro musulmano
non aveva certo uno speciale pascolo di erba fresca dove mandare le sue
vittime e quel che ci portava erano pezzi delle malaticce mucche di
strada alimentate di rifiuti.
La molla a smettere fu quella. Poi, col passare del tempo, mi sono reso
conto che, non considerandoli più come cibo, cominciavo a guardare gli
animali diversamente da prima e a sentirli sempre di più come altri
esseri viventi, in qualche modo parte della stessa vita che popola e fa
il mondo. La sola vista di una bistecca ormai mi ripugna, l’odore di una
che cuoce mi dà la nausea e l’idea che uno possa allevare delle bestie
solo per assassinarle e mangiarsele mi ferisce.
Il modo perfettamente “razionale” in cui noi uomini alleviamo gli
animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro
non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo
nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un
ottimo esempio della barbarie della ragione. Ma anche la verdura è vita!
mi sento dire dagli accaniti carnivori, sordi a ogni argomento, come se
a cogliere un pomodoro si facesse soffrire la pianta come a strozzare un
pollo, o come se si potesse ripiantare una coscia d’agnello nel modo in
cui si ripianta il cavolo o l’insalata. Le verdure sono lì per essere
mangiate. Gli animali no! Il cibo più naturale per l’uomo è quello
prodotto dalla terra e dal sole.
Il miliardario non arrivava. Io guardavo i maialini e chiedevo, tra me e
me, a chi li avrebbe mangiati: “Avete mai sentito le grida che vengono
da un macello?” Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima
di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il
terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura
dell’animale che muore. Mia nonna era, come tutti, carnivora, se poteva,
ma ricordo che diceva di non mangiare mai la carne appena macellata.
Bisognava aspettare. Perché? Forse i vecchi come lei sapevano del male
che fa mettersi in pancia l’agonia altrui. Perché quella che chiamiamo
eufemisticamente “carne” sono in verità pezzi di cadaveri di animali
morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero?
Angela continua a mangiare carne, se le capita. Per me è impossibile. Ma
non è più una questione di salute, di non ingurgitare il piombo dei
giornali ruminati dalle vacche di strada. E’ un problema di morale. Ecco
un piccolo, bel modo per fare qualcosa contro la violenza: decidere di
non mangiare più altri esseri viventi…>>

E non finisce qui...
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