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Più si dorme, più si impara. Le notti magiche del cervello
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica
"Nature" prospetta una nuova ipotesi: le nozioni si organizzano di notte
Anno di pubblicazione: 2004 - © di Elena Dusi. Da
www.repubblica.it
1 luglio 2004
A cosa serve dormire? A riposare, si direbbe. Ma è una risposta
troppo generica. Secondo le teorie più recenti, il sonno contribuirebbe
a rafforzare i circuiti della memoria. Ma come questi circuiti
funzionino, e cosa accada loro esattamente durante la notte, rimane
ancora un mistero. Sulla rivista scientifica Nature viene proposta una
nuova ipotesi. Gli autori sono tre italiani (Lice Ghilardi, Marcello
Massimini e Giulio Tononi) e uno svizzero (Reto Huber) che lavorano per
l'università del Wisconsin. Il sonno, secondo loro, servirebbe a "fare
pulizia" di tutte le conoscenze inutili acquisite durante il giorno, a
riordinare gli stimoli che abbiamo ricevuto e a selezionare le
esperienze vissute. Da svegli impariamo nozioni, movimenti e procedure.
E tutto questo si traduce in un cambiamento reale, fisico, nel nostro
cervello, che grazie alla sua plasticità è in grado di creare
continuamente nuove connessioni fra neuroni.
"Il peso dell'esperienza" esiste veramente, e gli autori della ricerca
scientifica lo hanno misurato grazie a un elettroencefalogramma tanto
preciso da poter rilevare l'attività elettrica del cervello con la
risoluzione di un centimetro. Lo strumento che usiamo per liberarci da
questo "peso dell'esperienza" sarebbe il sonno. La dimostrazione?
Secondo Lice Ghilardi: "Più aumenta l'attività di apprendimento, più c'è
bisogno di dormire".
A Madison, dove i neurobiologi lavorano, un gruppo di volontari è stato
sottoposto a un test studiato ad hoc per misurare il lavoro svolto da
una determinata area del cervello durante il giorno, e la conseguente
azione di "pulizia" messa in atto durante la notte. Si partiva da un
semplice videogioco. Una pallina si muoveva sullo schermo di un
computer, e i volontari dovevano inseguirla con un cursore manovrato da
un mouse. In alcuni casi però c'era un trucco: il mouse si muoveva in
una direzione, ma il cursore seguiva una direzione leggermente diversa,
deviata di quindici gradi. Troppo poco perché i volontari ne avessero
coscienza. Abbastanza però per mettere in funzione un'area del cervello
dell'emisfero destro deputata alla coordinazione fra occhio e mano.
Dopo tre quarti d'ora di gioco, arrivava il momento di andare a dormire.
E qui entravano in gioco i 256 elettrodi applicati sulla testa dei
volontari. L'area della coordinazione occhio-mano, quella sollecitata
durante il gioco con il mouse truccato - e solo quella - continuava a
mostrare un'attività elettrica superiore al normale anche con la testa
sul cuscino. "In quel momento - spiega Massimini - il sonno stava
ricalibrando i miliardi e miliardi di connessioni fra neuroni che erano
state sollecitate durante la veglia, e che in generale sono responsabili
della nostra capacità di apprendere e ricordare". Altro che riposare.
"Proprio nelle aree sollecitate dal gioco - prosegue Massimini - le onde
lente prodotte dal sonno diventavano molto più ampie".
L'attività notturna di riorganizzazione delle connessioni fra neuroni
non serve solo a liberare il cervello dalle esperienze inutili, a
renderlo quindi più agile e leggero. Ma anche a far risaltare le
esperienze utili. Dopo una buona dormita, il punteggio realizzato al
videogioco era infatti dell'11 per cento circa più alto rispetto alla
sera precedente. Mentre un altro gruppo di volontari che aveva iniziato
a giocare la mattina e si era ripetuto la sera - senza dormire nel
frattempo - non aveva effettuato nessun miglioramento. "Questi risultati
- conclude Massimini - rivelano alcuni dati fondamentali sul sonno. Se
una parte del cervello impara, deve dormire di più. E tanto maggiore
sarà l'intensità del sonno, tanto migliori saranno le nostre prestazioni
il giorno successivo.
Le onde elettriche prodotte dormendo servono a ricalibrare (a "far
dimagrire") le connessioni fra neuroni rafforzate (ingrassate) durante
la veglia. Spazzano via dai circuiti cerebrali le scorie e le
imprecisioni che l'apprendimento porta con sé. Grazie a questo processo
di ricalibrazione, la mattina ci svegliamo con un cervello più leggero e
più preciso".
Massimini, Maria Felice Ghilardi e Giulio Tononi (al loro articolo
Nature dedica la copertina) lavorano negli Usa rispettivamente da due,
diciotto e tredici anni. "No, nessuna cattiva esperienza in Italia. Qui
potevamo trovare opportunità migliori" spiega Tononi. "Il mio primo
amore - aggiunge - sono gli studi sulla coscienza. E gli Stati Uniti
sono all'avanguardia in questo campo".
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