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L'informazione: nuova
arma di distruzione di massa o del potere?
Su Michael Moore e il suo ultimo lavoro: Farenheit 9/11
Anno di pubblicazione: 2004 - © di Viviana Vivarelli. A cura di Nicola Furini
Da www.criticamente.it
Michael Moore si sta affermando come il miglior regista americano.
L'anno scorso si guadagno' l'Oscar col documentario 'Bowling for
Columbine', che dimostrava con una impietosa e anche sarcastica analisi
sociologica, come gli americani fossero condizionati alle armi. Il film
fu un campione di incassi, 120 contro i 2 che era costato. Al momento
della premiazione, Moore grido': ''Vergogna, Bush. Sei andato in Iraq
solo per il petrolio!'', e l'intero mondo holliwoodiano presente in sala
balzo' in piedi in un applauso interminabile.
Ma, si sa, gli attori fanno parte di quella intellighenzia che anche in
America non ha mai
appartenuto all'estrema destra, e che non e' della pasta dei nostri
Alberoni, Veneziani, Zefirelli o Fallaci. Ora Moore vince la Palma d'oro
di Cannes (ed e' la prima volta che la Palma d'oro va a un documentario)
per "Fahrenheit 9/11", data (9/11 e' 11/9 scritto all'americana),
dell'attacco alle torri, pesante atto d'accusa al presidente Bush.
Fahrenheit 9/11 (15 minuti di applausi) e' una vera «bomba» anti-Bush,
perfetta durante le elezioni presidenziali. Nel documentario si spiega
come mai, da 30 anni a questa parte, la famiglia Bush abbia stretti
rapporti finanziari con la famiglia bin Laden e quale enorme truffa al
mondo, e sono in molti a pensarlo, ci sia sotto l'attacco alle torri e
alle guerre preventive. Il documentario era attesissimo. In modo
provocatorio Moore ha scelto, per produrlo, proprio la Walt Disney,
notoria casa fascista (Disney era un informatore delle FBI e fu sempre
uomo di punta dell'estrema destra americana, per cui ancora la sua
societa' gode di enormi sgravi fiscali per i suoi megaparchi da parte di
conservatori, come il fratello di Bush), cosi' la Walt Disney si trova a
dover bloccare la circolazione proprio di un film premiato a Cannes e
che promette un grande successo di pubblico. Poiche' cio' che e' vietato
risulta piu' attraente, i tentativi di censura della Disney si rivelano
un boomerang, aumentando ancor piu' la corsa del pubblico, ma questo
tentativo di placcaggio la dice lunga sulla famosa liberta' americana.
In effetti gli ambienti neoconservatori non vogliono affatto che
qualcuno dipinga male la famiglia Bush, impegnata in affari piu' o meno
leciti con ricche dinastie saudite. Ricordiamo che 'il primo'
provvedimento che Bush prese il giorno dell'attacco fu di mettere in
salvo con jet privati 200 membri della ricchissima famiglia bin Laden.
Il titolo ''Fahrenheit 9/11'' riprende quello del film Fahrenheit 451
(451 e' la temperatura a cui brucia la carta) in cui Truffaut, nel 1956,
descriveva una societa' dispotica del futuro dove i libri erano
destinati al rogo, ma il film e' tratto dal piu' bel libro di
fantascienza di Ray Bradbury. Bradbury tratteggia una societa' del
futuro (la nostra?) disumanizzata, iper tecnologica e totalitaria, in
cui la felicità è condensata nel cibo sintetico, nell'etere televisivo e
in un sé svuotato dai sentimenti (l'anomia del Se', come si dice in
psicoanalisi, ovvero la moderna alienazione). Bradbury esalta
l'originalita' di ogni uomo, il suo diritto a essere unicamente se
stesso, mentre la strategia del 'politicamente corretto' dei grandi
poteri intende omologare le menti umane in una pappa collettiva per il
profitto del mercato. Scriveva Brecht, riparato in America: "Qui tutto
e' venditore o consumatore, si vende, per cosi' dire, il piscio al
pisciatoio". Ma anche dall'America la destra maccartista lo costrinse a
fuggire, quella stessa destra che ora e' tornata, dai cappucci del Ku
Klux Clan ai funesti cappucci dei torturati di Abu Ghraib. Contro questo
tentativo si erge la resistenza universale delle coscienze.
Truffaut riprese solo alcuni momenti del libro, i roghi dei libri, la
morte della cultura, voluta da un regime disumano per impoverire anima e
spirito e migliorare l'efficienza del potere.Truffaut fece un film per
amore della cultura, Bradbury denuncio' i pericoli del totalitarismo,
Moore attacca la censura alla verita'. L'impatto del documentario e'
troppo forte. Come si sa, i poteri di destra non amano molto la liberta'
e la conoscenza, ma gli americani aspettano con impazienza la proiezione
e non si puo' deludere un'attesa popolare quando diventa molto forte. Si
puo' fare cambiamento politico in molti modi, e non necessariamente
tramite i partiti, quando essi siano ridotti a contenitori vuoti o a
stampelle del potere.
Per quanto le denunce fatte all'operato di Bush siano ormai note al
resto del mondo, e per quanto fin da subito l'attacco alle torri abbia
mostrato che troppe cose non erano affatto chiare, ci sono sicuramente
molti americani poco informati che resteranno scandalizzati dalla
pellicola, perche' essa spiega quanto sono stati presi in giro (ma il
film fara' bene anche a molti italiani, imbambolati da pessime
controfigure che continuano come dischi rotti a ripetere tesi
impresentabili autoapplaudendosi!). Uno dei maggiori problemi del nostro
mondo e' l'informazione. Nelle civilta' antiche l'informazione non
esisteva affatto. Il sovrano era l'unica fonte di informazione ed era
indiscutibile, per questo si arrogava un potere sacro; oggi il potere
tenta di diventare l'unico megafono ma l'operazione e' tutt'altro che
praticabile ed e' difficile credere alla sua sacralizzazione, per quanto
si atteggi a nuovo Messia (Bush) o a Unto del Signore o a diffusore di
benessere e civilta'superiore. Il sacro e' morto, e' nata una nuova
etica umana, e la diffusione dei media ha trasformato l'informazione in
un diritto; questa e' la novita'. I media stessi con la loro
propagazione costante di notizie hanno creato nel cittadino il nuovo
diritto primario e inviolabile ad avere una informazione corretta, un
diritto sancito nelle coscienze. E' il paradosso del potere, che, usando
i media in modo strumentale, ha abituato i cittadini a rivolgersi ai
media e a considerarli necessari come il pane, ma se io riconosco il
pane come un mio diritto, esigero' che non sia avvelenato, per questo i
cittadini pretendono sempre piu' obiettivita' e correttezza e chi le
nega con la censura o la manipolazione sara' penalizzato. Oggi l'inganno
non paga, le menzogne sono scoperte e non diventano piu' vere con la
ripetizione coatta o l'applauso
parlamentare o mediatico a comando. La ripetizione anzi aumenta il
disgusto e il rigetto. Chi usa la spada, perira' di spada; chi usa
l'informazione perira' di informazione. Come si puo' avere conoscenza, e
dunque scelta, se i mezzi di informazione sono nelle mani di chi non
vuol far passare informazione? Occorre spiegarlo a quanti nella
sinistra, D'Alema in primis, hanno ceduto cosi' spensieratamente il
controllo dell'informazione italiana, innanzitutto la televisione, e che
ora non sanno dare risposta alcuna a quanti chiedono spiegazioni.
Moore non ci da' un film pro-democratici (nemmeno in America le
opposizioni se la passano molto bene, ne' per chiarezza ne per leader)
ma fa del film un appello "perche' finisca il massacro in Iraq e donne e
uomini possano tornare a casa». Dice: "il nemico numero uno dei soldati
americani è proprio Bush perché li manda a morire mentre lui pensa solo
a riempirsi le tasche». Il film ricostruisce la storia degli interessi
economici della famiglia Bush e gli stretti rapporti con l'altra
famiglia miliardaria, quella di Bin Laden. Il rapporto emerse subito ma
la stampa lo liquido' in fretta, dicendo che "il bin Laden implicato era
la pecora nera di una famiglia peraltro per bene". Allo stesso modo sono
stati liquidati frettolosamente i rapporti del signor B col capitale
islamico o col capitale massonico o mafioso o col capitale comunque nero
e di origine illegale. Il film denuncia l'ipocrisia di una guerra che ha
convinto i cittadini americani a rinunciare a parte delle loro liberta'
(Patriot Act) col pretesto della minaccia terrorista, e puo'
considerarsi a buon diritto il proseguimento logico di Bowling for
Coulombine. Una volta addestrato il popolo americano alla paura,
diventava facile portarlo a qualsiasi orrore ed
esso avrebbe risposto al condizionamento, docile come il cane di Pavlov.
L'uso dei media nella strategia di manipolazione mentale su larga scala
diventa, oggi, la vera arma di distruzione di massa. Qualcuno osa ancora
dire che in Italia non si sta tentando di imporre un regime
sull'informazione? Forse quel tale che denuncio' Forattini per un
miliardo per una vignetta satirica? O quello stesso che vendette, non si
sa in cambio di cosa, il monopolio televisivo a un miliardario? Ma
l'informazione e' la nuova arma di sterminio di massa, e sara' proprio
l'informazione a generare la liberta'.
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