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Attenti ai "petroliomani"

I giornalisti che hanno regolarmente e deliberatamente minimizzato il rischio di inondazioni sono carichi di responsabilità.

Anno di pubblicazione: 2004 - © di George Monbiot - da Guardian, 27 aprile 2004 http://www.nuovimondimedia.it/sitonew/ - Traduzione di Claudio Carello (carello@virgilio.it) per NuoviMondiMedia

L'ambiente in pericolo. Le inondazioniIl mancato riconoscimento dei cambiamenti climatici da parte di giornalisti scriteriati è un pericolo per tutti.
Immaginate una situazione in cui la maggioranza dei media, nonostante il peso schiacciante dell’opinione della comunità medica, rifiuti di accettare che esista un legame tra il fumo e il cancro ai polmoni. Immaginate che ogni qualvolta saltino fuori nuove prove, i media chiedano a persone prive di qualifiche mediche di scrivere un articolo che neghi queste prove e affermi che sull’argomento non esiste consenso.

Immaginate che la BBC, ogni qualvolta venga tirato in ballo il cancro, nell’interesse del “dibattito”, tiri fuori uno dei pochissimi scienziati che dicono che il fumo e il cancro non sono collegati, o che non vale la pena di smettere.
Immaginate che, di conseguenza, non venga fatto quasi nulla per risolvere il problema, per la gioia dell’industria del tabacco e a detrimento di milioni di fumatori. Sicuramente definiremmo i giornali e la BBC come stolti irresponsabili.

Ora, frenate la vostra immaginazione e osservate ciò che sta accadendo. Non si parla di fumo ma di cambiamenti climatici. Il consenso scientifico è altrettanto ampio, i falsi resoconti altrettanto diffusi, le conseguenze addirittura più gravi.
Se è vero, come suggerito dall’ultimo rapporto governativo della settimana scorsa, che è già troppo tardi per impedire che centinaia di migliaia di britannici si ritrovino senza casa per via di inondazioni, allora i giornalisti che hanno regolarmente e deliberatamente minimizzato il rischio sono carichi di responsabilità. E’ tempo di smettere di considerarli semplici spettatori e di iniziare a tenere il conto.

“La comunità scientifica ha raggiunto un consenso”, ha detto il mese scorso alla camera dei Lord il principale consulente scientifico del governo, professor David King. “Non credo che fra gli scienziati ci sia una discussione riguardo al fatto che il riscaldamento globale sia dovuto a cause antropogeniche.” E’ un fenomeno causato dall’uomo ed è essenzialmente dovuto all’uso di combustibili fossili, alla crescente produzione di metano, eccetera.” Sir King ha scelto le parole con cura. Esiste una discussione sul fatto che il riscaldamento globale sia dovuto a cause antropogeniche (umane), ma non ha luogo fra gli scienziati, se non raramente. Ha luogo nei mezzi di comunicazione e ha l’apparenza di una gara a chi arriva fino ai limiti estremi dell’imbecillità.

Durante l’ondata di caldo dell’anno scorso, lo Spectator se ne uscì con la tesi che, poiché negli anni ’70 c’era diffusa preoccupazione sul possibile avvento di una nuova era glaciale, oggi possiamo tranquillamente smettere di preoccuparci per il riscaldamento globale.
E’ più o meno come dire che poiché l’ipotesi di Jean-Baptiste Lamarck sull’evoluzione ha richiesto un sostegno scientifico e si è poi dimostrata errata, allora anche Charles Darwin deve aver sbagliato. La scienza si distingue dagli redattori dello Spectator perché impara dai propri errori. Si formula un’ipotesi e la si verifica. Se i risultati suggeriscono che è sbagliata, la si accantona. Se invece sembra che abbia sufficiente credibilità, la si perfeziona e la si sottopone a nuovi esami. Il fatto che alcuni climatologi negli anni ’70 abbiano previsto un’era glaciale, e che quest’idea sia poi stata accantonata quando altri ne hanno rivelato l’inesattezza, dovrebbe infondere ulteriore fiducia nella climatologia.
Lo Spectator, però, fa la figura del “Journal of Atmospheric Physics”se confrontato con il Mail on Sunday e con la sua prestigiosissima firma, Peter Hitchens. “L’effetto serra probabilmente non esiste”, scriveva nel 2001. “Fino ad oggi non se ne hanno prove.” Forse Hitchens avrà allora la decenza di spiegarci perché il nostro clima è diverso dal clima di Marte.

Parte del calore solare viene intrappolato nell’atmosfera terrestre dai gas (effetto serra), e questo è un fatto accertato già da metà ‘800. Hitchens, come molti di quegli scriteriati, afferma però di difendere la scienza dai suoi nemici. “C’è un unico motivo per cui in giro queste cose non si sanno (a parte per il fatto che se le è appena inventate): l’amore ipocrita per “l’ambiente” ha preso il posto della religione come nuova ortodossia.”
Hitchens, a sua volta, pare Einstein in confronto alla notissima studiosa del clima Melanie Phillips. In un’articolo di gennaio sul Daily Mail, la Phillips liquidava in blocco la climatologia definendola una “truffa mondiale” perpetrata da un’ideologia di sinistra, antiamericana e antioccidentale che va a braccetto col movimento antiglobalizzazione e con la convinzione che qualsiasi cosa prodotta dal mondo industrializzato sia cattiva.”

Questa convinzione devono condividerla anche al Pentagono, un recente rapporto del quale descrive i cambiamenti climatici come la principale minaccia alla sicurezza mondiale. In un articolo precedente la Phillips affermava che “la maggioranza dei climatologi indipendenti, lontani dal sostenere la teoria del riscaldamento globale, sono in realtà profondamente scettici”. Tuttavia riuscì a fare il nome solo di uno di essi, che tra l’altro riceveva finanziamenti dall’industria dei combustibili fossili.
Dopo aver sistemato i climatologi accusandoli di “analfabetismo scientifico”, ha strombazzato ai quattro venti la propria ignoranza. L’ultimo rapporto della Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (che raccoglie tutte le scoperte dei climatologi) è, a suo parere, “saturo di frasi vaghe” come “quasi certamente” e “nella migliore delle ipotesi”. Chiaramente sono queste stesse frasi vaghe a renderlo un rapporto scientifico, invece di un editoriale di Melanie Phillips. Se mai vi capiterà di incontrare uno di questi personaggi, vi suggerisco di porgli le seguenti domande: 1. C’è anidride carbonica nell’atmosfera? 2. L’anidride carbonica atmosferica influisce sulla temperatura del pianeta? 3. Questa influenza è amplificata dall’aumento di anidride carbonica? 4. Le attività umane hanno portato a un emissione notevole di anidride carbonica? Sarebbe interessante sapere quando iniziano a rispondere no, o in altre parole a piantare in asso tutte le leggi della fisica.
Questa ottusità, tuttavia, è meno pericolosa della BBC e della sua insistenza nel voler “bilanciare” la sua copertura dei cambiamenti climatici. La BBC sembra incapace di trasmettere un servizio sull’argomento senza invitare uno scettico a commentarlo.

Si tratta di solito di esponenti di centri di ricerca finanziati dalle imprese (che ovviamente non vengono mai presentati come tali) o dell’antiecologista di professione Philip Stott, un biogeografo in pensione. Come la quasi totalità degli scettici più eminenti, non ha mai pubblicato un articolo sottoposto a recensione di colleghi scienziati (il cosiddetto peer-review). Si è tuttavia arrogato il diritto di liquidare il lavoro recensito di altri climatologi, definendolo “menzogne” di ecofondamentalisti.

Non ci sarebbe molto da obiettare se la BBC precisasse che questi individui non sono climatologi e che la stragrande maggioranza della comunità scientifica non è d’accordo con loro. Invece l’impressione è che ci sia una spaccatura tra le opinioni degli esperti. Quello che rende il tutto molto pericoloso è che va a vantaggio delle lobby delle multinazionali. Di recente è trapelato un appunto scritto da Frank Luntz, stratega dei repubblicani e di varie aziende, che diceva :”L’ambiente è forse la questione sulla quale i repubblicani, in particolare il presidente Bush, sono più vulnerabili…Se l’opinione pubblica si convincesse che le teorie scientifiche sono ormai assodate, cambierebbe il suo punto di vista sul concetto di riscaldamento globale. Di conseguenza…bisogna mettere in netto risalto l’assenza di una certezza scientifica.”
Possiamo supporre che il professor Hitchens e la signora Phillips faranno come gli è stato detto. Ma non è ora che la BBC la smetta di fare da Ufficio Pubbliche Relazioni per la lobby del combustibile fossile?
 

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