NAVIGAZIONE
   UTILITA' E RICERCA

Gli Amici di DentroLaNotizia
 
ILTURISMO.EU

Oggi è il





 

   SONDAGGIO

L'aggettivo più giusto per il concetto di cultura
secondo te è:
Conformità
Autonomia
Conoscenza
Consapevolezza
Armonia
Diversità
Tedio
Globalità
Continuità


Risultati del sondaggio

Il tempo del menefreghismo

Riflessioni sulla natura di uno dei mali della nostra era

Anno di pubblicazione: 2003 - © Di Giangiacomo Morozzo

A che cosa è incline l’uomo? Che definizione dà al bene e al male? L’uomo, nel profondo del suo spirito, è buono?

È difficile rispondere a queste domande; bisogna far riferimento all’Unità chiamata Uomo e non alla massa, poiché se si prende un singolo individuo, oppure un gruppo di persone, bisogna ricordare che sono influenzate da vari fattori: società, esperienza, opinioni…

Ma non ho intenzione di parlare di questo; sto trattando quella figura, esente dalle diverse influenze portate dalla vita, che è l’Uomo inteso come Unità composta dal Molteplice. Ciò che vorrei conoscere non è l’inclinazione dell’uomo "divenuto", ma "l’essere".

Noi abbiamo più la concezione dell’Uomo "divenuto", poiché in qualche modo siamo noi stessi a essere influenzati e ad influenzare; ma vi siete mai chiesti se è l’uomo ad essere votato al dolore che provoca ed a cui è sottoposto, oppure se è stato piuttosto un susseguirsi di azioni, di opinioni, che lo hanno portato a questo?

Rispondere non è facile; a tutti verrebbe scontato dire che è la vita che lo porta a questo, e in molti casi è vero… ma chi può dirlo con esattezza? Molti pensano che si "diventi cattivi" dal momento in cui si arreca un danno agli altri o a se stessi; ma è sempre così?

Cosa accade se un soggetto non si impegna né nel bene, né nel male? Esiste un purgatorio in terra?

Non credo. Ma quella gente che non si colpevolizza e che si crede esente da ogni forma di giudizio, ragionando, arriverebbe alla conclusione che non esporsi al "male", non significa non commetterlo: è forse dalla parte del bene quella persona che non aiuta la gente bisognosa per mancanza di voglia o d’interesse? Non è colpa sua se, ad esempio, la fame del mondo continua. Tuttavia, pur essendone a conoscenza, non agisce per arginarla.

È forse questa la mentalità dei nostri tempi? Un problema che non ci riguarda in prima persona, non merita comunque l’attenzione di tutti?
Pongo di nuovo la domanda: l’uomo nel profondo del suo spirito, è buono?

Non so rispondere adeguatamente, nessuno penso sia in grado di farlo con estrema sicurezza; Lo stesso Dante Alighieri, nella Divina Commedia, pone all’inferno quelle anime che non hanno preso una decisione nella vita: gli Ignavi.

Penso che se il poeta potesse "aggiungere" una schiera riguardante i nostri tempi, assieme agli stessi Ignavi metterebbe i Menefreghisti.

Sembra non esserci, in effetti, una differenza enorme tra questi termini; ma mentre i primi, gli Ignavi, non avevano ideali (come il bene e il male) o scopi da seguire, e non affrontavano le decisioni che la vita impone, i secondi non si interessano degli "Altri" e di tutto ciò che non riguarda loro stessi.

Inoltre i Menefreghisti potrebbero avere due colpe accessorie:

1) Sono a conoscenza del dolore che c’è nel mondo e non fanno nulla per alleviarlo, poiché il problema è estraneo alla loro condizione sociale, sanitaria ed economica.

2) Si "illudono" che, non commettendo atti che danneggino gli altri, non si trovano nella schiera dei cosiddetti "malvagi". Quest'ultima considerazione va ragionata: chi è a conoscenza del dolore e non si applica per alleviarlo (pur non aumentandolo), non fa del male?
Chi chiude gli occhi per non vedere la sofferenza e si volta dalla parte opposta cercando di allontanare dalla sua "società", dal suo mondo, dall’immagine che egli ha di esso, il dolore che c’è oltre quelle palpebre, non lo teme forse?

È forse possibile che sia la stessa paura a portarlo al menefreghismo? E' molto probabile. Ma che cos’è che dava la forza di vagare per le strade del mondo ad abbracciare la miseria e il dolore, con il sorriso in volto, a persone come Gandhi o Madre Teresa di Calcutta? Perché, invece di porci questa domanda, non ci chiediamo che cos’ è che impedisce a noi di fare altrettanto?

Questa è forse una domanda più pertinente; è la stessa paura, forse, di lasciare le nostre comodità, di ammalarci, del giudizio collettivo e di chissà cos’altro.

Quale pena avrebbe potuto dare lo stesso Dante a queste persone? Ipoteticamente avrebbe potuto far provare loro lo stesso dolore che non hanno voluto evitare al loro prossimo…

Non so con esattezza se l’uomo sia incline al bene o al male; di sicuro è più semplice ricadere nel secondo e, i più, lo fanno senza neanche rendersene conto.

Molti filosofi, in passato, hanno trattato il bene ed il male, l’essere e il nulla, la vita e la morte: Dante, nel ‘Convivio’ pone la Filosofia come mezzo grazie al quale è possibile abbracciare la sapienza; essa non è incline a nulla, ed è da questa disciplina che l’uomo dovrebbe imparare a non essere influenzato.

Il menefreghismo aumenta il distacco già evidente tra gli uomini, porta il conflitto, aumenta il dolore e conduce all’egocentrismo (l’uomo visto come individuo non influenzato dagli altri, intento solo ai propri interessi).

Ma quel che è peggio ci porta ad essere soli ed a subire una vita immaginata in tutt'altro modo.

INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO

 

Archivio generale Mondo cane! Oltre l'apparenza Benessere
Attualità Viaggi e turismo Arti e cultura A tavola

   METEO
   SONDAGGIO

Quale argomento ti piace di più
in Dentro la Notizia?
Oltre l'apparenza
Mondo Cane!
Benessere


Risultati del sondaggio
   TRA ARTE E SILENZIO




Informativa legale - Condizioni di utilizzo
Copyright by Italiana Turismo in collaborazione con Chiaraluna Associazione Culturale
Tutti i diritti sono riservati se non diversamente indicato negli articoli
Visione ottimale 1024 x 768