|
Caccia aperta alla "donna bambi"
Le ragazze fuggono nude, gli uomini sparano con
pallottole di vernice.
I proiettili sparati a 320 km orari spesso feriscono le "prede"
Anno di pubblicazione: 2003 - © di Emanuela Audisio. Da
www.repubblica.it
L'ultima follia di Las Vegas
Uno dei clienti: "E' bellissimo, molto meglio che uccidere anatre"
Nel merchandising abbigliamento da caccia e militare, video e Dvd
PUNTATE,
giocate, vincete. Senza rischio. E' l'ultimo gioco di Las Vegas, la
caccia alle donne nude. Si chiama poeticamente "Hunting Bambi". Si sa
che quanto alla scelta dei nomi l'America è imbattibile: da "Desert
Storm" a "Shock and Awe". Ma stavolta niente roulette o poker, giochi
troppo cerebrali e niente slotmachine, che invitano alla pigrizia.
Stavolta è caccia grossa in un parco.
I fucili hanno il cannocchiale di precisione, i carri armati sono veri e
i cacciatori hanno la faccia da cittadini fessi, crudeli nella loro
stupidità da ragazzi che uccidono lucertole, così tanto per fare. Solo
che al posto degli animali ci sono le donne. Nude. Le Bambi. A loro è
vietato proteggersi, possono solo portare scarpe ai piedi, per il resto
devono scappare. Sono prede, devono fare le prede.
Diavolo, che gioco nuovo. Le ragazze devono correre per il parco, fare
nemmeno tanta finta di avere paura, non hanno scampo. Saranno sparate
dal loro cacciatore. Con dei proiettili che lasciano colore. Allora le
ragazze dovranno agonizzare, imbrattate di vernice, con il sedere e le
cosce pieno di bubboni rossi. Perché comunque i proiettili lasciano il
segno e dolore.
Le regole sono opposte a quella della boxe: sul ring non si può colpire
sotto, qui non si può colpire sopra. Ma naturalmente c'è chi sbaglia e
mira ai seni. Vuoi mettere? Pago e sparo dove mi pare. Dai 5 ai 10mila
dollari per sentirsi tutti Hemingway sulle falde del Kilimangiaro. C'è
più gusto a vedere uno spasmo forte, a bucare una parte sensibile. E' un
po' come tornare all'antico, al richiamo degli Antenati, "Wilma, dammi
la clava", a quando i nostri avi del neolitico vivevano nella caverne,
grugnivano e si bastonavano per il fuoco.
Le attrezzature del gioco sono moderne, ma il sistema è piuttosto
arcaico. Perché mica finisce con la morte simulata delle ragazze. Ma no,
c'è di più. La preda infatti deve agonizzare e aspettare il suo killer
che poi la trascinerà per le braccia sul parafango dell'auto nella
posizione che una volta toccava ai cervi e agli orsi. Ma si sa, la
caccia agli animali è leggermente fuori moda mentre quella alle donne
nude significa divertirsi in maniera nuova. Che spasso, legare le mani
della preda, che gioia trascinarla nella polvere come si faceva nel
vecchio West. Anche noi possiamo fare i Jesse James, anche noi che
viviamo a New York City e sbarchiamo a Las Vegas per vivere finalmente
in santa pace i nostri istinti. Dio perdonali, perché sanno quello che
fanno.
Il dolore degli altri, ha scritto Susan Sontag, che
si chiede anche: cosa fare delle sofferenze lontane che le fotografie
offrono? Beh il creatore di Hunting Bambi, Michael Burdickn, non se lo
domanda perché nel sito potete vedere e poi acquistare un filmato della
caccia. E scegliere le prede, che hanno i soliti nomi delle ragazze che
si vendono: Shawna, Lovely, Jennifer. Sono consenzienti, certo. Mentre
Nicole ti dice che 2.500 dollari non sono da buttare via, Gidget ti fa
vedere il suo sedere da elefante tutto cerchiato dai proiettili. Dove
vuoi che scappi una così in carne?
E c'è un cacciatore, tale George Evanthes, che si fa anche inquadrare,
tutto fiero, come se fosse sul podio olimpico: "Ragazzi, è favoloso sto'
gioco, molto meglio che cacciare anatre. Se ne becchi sette ti danno
anche un bonus. Una vera pacchia". Ah sì? E allora perché non ci va lui
a correre a chiappe nude per il parco?
Las Vegas vuole tornare a peccare. Skin and sin la chiamavano. Pelle e
peccato. L'hanno riconvertita a città turistica, a parco del
divertimento nazionale, lei che è stata inventata e costruita da Bugsy
Siegel con i soldi della mafia e che campa con i sogni dei pensionati
che vengono a giocarsi i risparmi. Ma non ne poteva più di travestirsi
da Disneyland dell'azzardo, di essere la seconda città d'America per il
business, eletta nel '97 prima città imprenditoriale degli States. Non è
un caso che la sua popolazione in dieci anni è salita da mezzo milione
di persone a un milione e mezzo.
Vegas apre le gambe a tutti, non va per il sottile: ogni nuova stanza
d'albergo porta tre nuovi posti di lavoro, niente tasse statali sugli
introiti persionali o aziendali, niente tasse di successione, niente
tasse sulla proprietà.
Una città in mezzo al deserto con 36 milioni di turisti l'anno dove si
può tutto: volete vedere le mutande della cameriera? In un ristorante
del Mandala Bay si può: la cameriera è vestita da angelo ed è imbracata,
come se dovesse scalare il K2, voi chiedete il vino che è posizionato
su, molto su, e lei volerà a prenderlo. E voi da sotto, da molto sotto,
potrete guardare le sue parti intime. Volete sposarvi con una cerimonia
officiata da un sosia di Elvis? Banale, nella sua semplicità, costa solo
55 dollari. Volete giocare a golf e usare un lama come caddie? Si può,
anzi si deve. Altrimenti il lama che ci sta a fare? Aspettate
d'incontrare un Ufo e volete ospitarlo in albergo. A Rachel, 150
chilometri fuori Vegas, si può. Hanno anche costruito un'autostrada per
extraterrestri e inaugurato un motel per alieni. Volete fare surf in
piscina? Subito, arriva l'onda artificiale. Preferite andare in gondola
sul Canal Grande? Semplicissimo. Baste che vi mettiate le cinture e al
"Venetian" sarete accontentati. Ah sì, la gondola ha un motorino sotto,
ma non ve ne accorgerete. Andare a vedere una spogliarellista? Easy. Ce
ne sono mille che lavorano a tempo pieno. Insomma, si torna all'antico.
Alle luci rosse, alla carne imbrattata di sangue, alle care vecchie
volgarità.
Non è un caso che Mike Tyson, rifiutato dall'America, si sia trasferito
proprio qui. E qui si sia mangiato l'orecchio di Holyfield e qui abbia
tirato giù le mutande per fare vedere il suo coso a tutti, urlando che
lui non voleva alludere. E' qui in una notte calda che Tupac Amaru
Shakur, cantante rap, nel '96 è stato bucato a morte da una band rivale.
Anche se non era Bambi e cantava: Don't shead a tear for me, nigga. I
ain't happy here. Non sprecare lacrime per me, negro. Non sono stato
felice qui.
Skin and sin. Pelle e peccato. E Bambi che fugge, macchiata di rosso.
Pietà anche per Walt Disney.
INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO 
|