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Il Generale di Divisione Smedley Butler
sull'interventismo
Una testimonianza rivelatrice
sull'atmosfera regnante negli ambienti militari
americani
Anno di pubblicazione: 2002 - ©
da Nexus New
Times n. 36 - gen/feb 2002, p. 13 - www.nexusitalia.com -
Estratto da un testo consegnato nel 1933 dal Generale di
Divisione Smedley Butler, Corpo dei Marines degli Stati Uniti.
La
guerra è soltanto un imbroglio. Credo che
il modo migliore di descrivere un
imbroglio sia come qualcosa che non è
affatto ciò che sembra alla maggioranza
della popolazione; soltanto un ristretto
gruppo interno sa di cosa si tratta, e
viene gestito per il vantaggio di pochi e
a scapito delle masse.
Io credo in un'adeguata difesa dei
confini nazionali e nient'altro. Se un
paese penetra nel nostro territorio per
combattere, allora combatteremo. Il
problema dell'America è che quando il
dollaro guadagna il 6% qui da noi, poi si
agita e se ne va oltre oceano per
guadagnare il 100%; allora la bandiera
segue il dollaro ed i soldati seguono la
bandiera.
Non andrei di nuovo in guerra, come ho
fatto, per proteggere qualche lercio
interesse dei banchieri.
Esistono
soltanto due cose per le quali dovremmo
combattere: una è la difesa delle nostre
case, mentre l'altra è la Dichiarazione
dei Diritti del Cittadino; la guerra per
qualsiasi altro motivo è semplicemente un
imbroglio.
Non c'è trucco nel carniere delle truffe
che la gang militare non utilizzi; essa
ha i suoi "uomini dito" per indicare i
nemici, i suoi "uomini muscolo" per
distruggerli, i suoi "uomini cervello"
per predisporre i piani di guerra ed un
"Grande Capo": il capitalismo
supernazionalistico.
Può sembrare strano che io, che sono un
militare, adotti un tale termine di
paragone. La sincerità mi costringe a
farlo. Ho passato trentatrè anni e
quattro mesi in servizio permanente
attivo in qualità di membro della
compagine militare più agile di questo
paese, il Corpo dei Marines, e con tutti
i gradi, da sottotenente a generale di
divisione.
Il
questo periodo, ho impiegato la maggior
parte del mio tempo nella veste di uomo
muscolo di rango elevato per il Grande
Business, per Wall Street e per i
Banchieri; per farla breve, ero un
delinquente, un gangster del capitalismo.
A quei tempi avevo solo il sospetto di
far parte di un racket; ora ne ho la
certezza. Come tutti i militari
professionisti, io non ho lasciato il
servizio; mentre obbedivo agli ordini dei
superiori, le mie facoltà mentali sono
rimaste in animazione sospesa, e questo è
tipico di chiunque lavori nel settore
militare.
Ho aiutato a rendere il Messico,
specialmente Tampico, sicuro per gli
interessi petroliferi americani nel 1914;
ho contribuito a rendere Haiti e Cuba dei
luoghi decenti in cui i ragazzi della
Nationa City Bank
potessero ricavare degli introiti; ho
contribuito a sacchieggiare una mezza
dozzina di repubbliche centro-americane
per gli interessi di Wall Street. La
lista degli imbrogli è lunga. Nel
1909-1912 ho contribuito a purificare il
Nicaragua per la società bancaria
internazionale Brown Brothers; nel 1916
ho portato luce sulla Repubblica
Dominicana per gli interessi dei
produttori di zucchero americani; in Cina
ho contribuito a far sì che la Standard
Oil facesse i suoi affari indisturbata.
Nel corso di quegli anni ho avuto - come
direbbero i ragazzi del retrobottega - un
eccellente racket.. Ripensando al
passato, ho la sensazione che avrei
potuto dare dei consigli ad Al Capone; il
meglio che costui riuscì a fare il suo
racket in tre distretti; io ho fatto
altrettanto in tre continenti.
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