Due pesi, due misure
Riconoscere il terrorismo dello stato d'Israele
Anno di pubblicazione: 2002
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Ricerca e stesura di Paolo Barnard, giornalista di Report, Rai
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INTRODUZIONE
In Medioriente dilaga il fenomeno del Terrorismo. A noi è
particolarmente noto il Terrorismo palestinese e/o islamico, ma c'è
anche il Terrorismo israeliano. Il primo è internazionalmente
riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.
Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci,
ribadiamo con decisione che non v'è dubbio che per decenni alcuni gruppi
palestinesi si siano macchiati, e ancora oggi si macchino, di orrendi
crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica né
morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono
soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.
Eppure, rimane il fatto che in occidente si fatica ad ammettere che
Israele ha praticato e pratica il Terrorismo. Taluni rigettano questa
nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera
incontrovertibile.
Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica
nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale
al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema
di "due pesi due misure": solo ai palestinesi viene formalmente chiesto
di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce
continui fallimenti.
Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche
occidentali. Infatti, alle parole "Terrorismo mediorientale" noi
associamo d'istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o
iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene
altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d'Israele, o quelli
dei loro leader politici. Questo è potuto accadere perché l'Occidente ha
intenzionalmente alterato la "narrativa" del conflitto
israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell'area. Lo
dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o
sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili
israeliani sono sempre definiti (a ragione) "terroristici", ma quelli
altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i
civili palestinesi sono sovente chiamati "di autodifesa"; le azioni dei
kamikaze di Hamas sono "massacri", mentre le centinaia di omicidi
extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti
"esecuzioni capitali mirate", e così all'infinito (Chomsky-Fisk-Said
etal.).
Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l'esistenza del
Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che
ha causato.
E' imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla
accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel
processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre
giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare
il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di
Israele.
Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.
A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i
peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità
sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa
bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell'ONU e di
Amnesty International; questo perché siamo consapevoli che nell'esporre
un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e
storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni
fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e
per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo
documento centinaia di "atti di Terrorismo israeliani" riportati nella
letteratura sul Medioriente.
Lo ribadiamo: questo lavoro non è un atto di accusa contro Israele fine
a sé stesso, perché se così fosse sarebbe un esercizio sterile. Esso
vuole aiutare il pubblico a rettificare quella "narrativa" distorta che
basandosi su "due pesi due misure" condanna il Medioriente a una
violenza senza fine.
Ai lettori il giudizio.
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