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La guerra in casa Morire di caccia: in questo modo, nei mesi scorsi, sono
morte in Italia 44 persone, e nessuno ne parla
Anno di pubblicazione: 2002 - ©
da abolizionecaccia.it
 È
terminata il 31 gennaio 2002 la stagione venatoria 2001/2002.
Milioni di animali, probabilmente almeno centocinquanta milioni,
sono stati uccisi dallo scorso 1° agosto al 31 gennaio da un
esercito, per fortuna in costante diminuzione, di oltre 700.000
cacciatori. Sono andati ad aggiungersi a quelli morti per il gelo,
per il bracconaggio, per gli stenti e la fame, per gli
investimenti da parte delle automobili, per l’inquinamento, per
gli incendi e a quelli ai quali la specie umana ha distrutto
l’habitat.
"Un’ecatombe di proporzioni colossali consumata per il sadico
piacere di uccidere", dichiara Carlo Consiglio, presidente della
LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia); "nessuno più nella
nostra società vive di caccia. La caccia è solamente un crudele e
vergognoso passatempo che qualcuno ancora si ostina a chiamare
sport".
A fianco della guerra condotta agli animali
un’altra guerra di proporzioni enormi viene condotta dai cacciatori:
è quella ai propri simili.
Ogni anno le cronache dei giornali segnalano raccoglitori di funghi
scambiati per fagiani, escursionisti e gitanti impallinati,
cacciatori che si sparano tra loro, agricoltori uccisi mentre
lavorano nei campi, bambini sparati sulla porta di casa mentre
giocano, minori che si uccidono con il fucile del padre lasciato
incustodito, omicidi di tutti i tipi compiuti con armi da caccia.
"Tra i principali fattori che concorrono a una simile tragedia",
afferma Roberto Piana, segretario nazionale, "vi sono il territorio
densamente abitato e in gran parte urbanizzato, la mancanza di
grandi superfici naturali, il reticolo viario grandemente diffuso,
l’incoscienza e la stupidità di molti cacciatori. A questi si
aggiungono gli esami-caccia non seri e non sufficientemente
selettivi, la mancanza di adeguati accertamenti psicofisici, il
fanatismo venatorio e soprattutto le armi di molti cacciatori, che
rendono questa attività pericolosissima anche per la specie umana".
La LAC ha provato a censire gli avvenimenti
delittuosi accaduti a spese degli esseri durante la stagione
venatoria 2001/2002 appena conclusa.
I numeri sono impressionanti. Una guerra condotta in casa, sulle aie
delle case coloniche, a fianco delle superstrade, vicino alle scuole
e agli asili, sui balconi delle abitazioni, nelle vigne coltivate,
nei giardini, nei boschi, nei campi, in montagna come in pianura,
sui laghi come in mare, ovunque dove un povero animale possa pensare
di nascondersi.
Infinita è la casistica degli incidenti e delle vittime umane della
caccia. Spari alla cieca senza vedere il bersaglio, colpi partiti
accidentalmente, omicidi mascherati da incidenti, armi incustodite,
proiettili rimbalzanti, squilibri mentali, suicidi con armi da
caccia: un panorama da film dell’orrore!
44 sono i morti, 66 i feriti, di cui 34 gravi, 5 gli invalidi
permanenti, un bambino di 10 anni ferito mentre raccoglie funghi il
7 ottobre, un minore di 16 anni che va a caccia con il padre e lo
uccide con il suo fucile il 2 settembre… la fantasia di Dario
Argento non arriverebbe a tanto. Agricoltori, cercatori di funghi,
gitanti e cittadini ignari del pericolo le vittime preferite.
Il maggior numero di incidenti in assoluto
è causato dalla caccia al cinghiale: quasi il 20% del totale, a
causa dell’alto numero delle persone che vi partecipano,
dell’ambiente boscato che nasconde le visuali e dell’abitudine dei
cacciatori, quando attendono il cinghiale al varco, di sparare
appena vedono che qualcosa si muove tra le foglie, prima ancora di
aver accertato se si tratta di un cinghiale, di un altro animale
protetto o non protetto o di un essere umano. I resoconti degli
incidenti mostrano che la caccia al cinghiale si fa quasi sempre con
i pallettoni, vietati nella caccia agli ungulati; ciò significa che
i cacciatori di cinghiali sono quasi tutti bracconieri. In molti
casi è il cinghiale stesso, ferito e senza scampo, che azzanna e
ferisce il cacciatore. La caccia al cinghiale dovrebbe essere
vietata, non fosse altro che per la sua pericolosità e crudeltà.
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