11 settembre: l'inattendibilità della versione ufficiale
e la tesi del complotto interno USA.L'articolo seguente non è vangelo, ma fa riflettere
Anno di pubblicazione: 2002 - ©
di Maurizio Barile
La versione ufficiale data dal Governo USA circa i terribili attentati
dell' 11 Settembre, diffusa e amplificata dai media, presenta una serie
impressionante di punti oscuri e di incongruenze.
I PREALLARMI
Secondo la versione ufficiale l'attentato terroristico con aerei
dirottati, usati come bombe contro edifici in territorio Usa, ha colto
impreparati i servizi di sicurezza (pagati circa 30 miliardi di dollari
all'anno), che non potevano prevedere una cosa del genere, così
assolutamente nuova.
E' falso: a Genova in preparazione del G8 l'ipotesi di attentati
terroristici di quel tipo era stata attentamente considerata dai servizi
di sicurezza Addirittura sin dai tempi della guerra fredda questo tipo
di attacco terroristico era all'attenzione dei servizi di sicurezza Usa;
ce ne parla ampiamente ad esempio il numero di novembre '94 di Time
Magazine.
In realtà, i servizi di sicurezza Usa sono stati ripetutamente informati
da diverse fonti circa l'imminenza di un attentato terroristico con
dirottamento aereo avente per obiettivo edifici di interesse nazionale.
Ci sono state varie segnalazioni nel corso dell'anno
a più riprese a tal riguardo da parte dei servizi segreti di Israele,
Germania, Egitto e Russia. Il presidente russo Putin ordinò ai suoi
servizi segreti di allertare gli Usa nel modo più forte e convincente
possibile circa la realtà e imminenza di tale pericolo.
In agosto un istruttore di volo del Minnesota aveva avvertito l'FBI
circa il suo sospetto che uno dei suoi allievi, Zacaria Moussaoui, preparasse un attentato
utilizzando un aereo civile Boeing 747 pieno di carburante: Anche la
polizia francese aveva segnalato all' FBI Moussaoui, quale persona
collegata agli estremisti islamici di Al-Qaeda.
Migliaia di put stock options sono state acquistate
su United Airlines e American Airlines, i cui aerei sono stati dirottati
l'11/09. Trattasi di operazione speculativa di chi scommette su di un
forte ribasso delle quotazioni in borsa delle società in questione.
Un'operazione del 600% oltre il normale. E i servizi CIA e FBI
monitorano costantemente queste operazioni sospette di insider trading
circa imminenti attentati aerei, con il sw Promise. I 2.5 milioni di
dollari dell'operazione non risultano più incassati.
Solo un morto israeliano tra le vittime dell'attentato del 11/09 alle
torri gemelle, tra gli oltre
4000 abitualmente presenti: è più che fondato il
sospetto che siano stati informati in tempo da qualcuno che sapeva, cioè
la Mossad , i servizi segreti israeliani.
LA COLPEVOLE IMMOBILITA' DELLE FORZE DI SICUREZZA
AEREA
La versione ufficiale sostiene che le forze aeree si sono rese conto del
pericolo quando ormai era troppo tardi: è falso. Secondo le procedure (NORAD)
di intercettazione in vigore, nel momento in cui le torri di controllo
rilevano un aereo fuori rotta senza possibilità di comunicazione,
vengono allertate le forze aeree militari affinchè queste raggiungano
l'aereo in questione, verifichino il motivo del cambiamento di rotta
(malfunzionamento, meteo, malore, dirottamento, ecc..) e infine
intervengano per ripristinare la rotta se possibile, il tutto secondo
codici ( di operazioni di volo) e procedure ben precise.
Nonostante la presenza di squadriglie di F-16 pronti al decollo in varie
basi aeree a 10 - 20 minuti di volo dagli aerei dirottati, come ad
esempio la base di Andrew a pochi chilometri dal Pentagono, bisogna
aspettare 75 minuti, ormai troppo tardi, prima che la
National Command Authority decida di far intervenire i jet F-16
della Air Force per l'intercettazione degli aerei dirottati. la suddetta
procedura di intercettazione è stata tenuta bloccata per almeno 75
minuti, e solo un ordine dall'alto può bloccarla.
Fino al momento dell'intercettazione le autorità
militari non potevano sapere se si trattava di dirottamento terroristico
o altro. Non è vero che non hanno potuto intervenire in tempo:
sembrerebbe, piuttosto, che non lo abbiano voluto.
I PRESUNTI ATTENTATORI
Chi avrebbe effettuato quella che secondo tutti gli esperti di servizi
di sicurezza del mondo e secondo tutti i più esperti piloti interpellati
è stata un'operazione di terrorismo aereo straordinaria , che per
organizzazione, precisione nei tempi e nel raggiungimento degli
obiettivi deve aver richiesto una preparazione complessa portata avanti
per più anni, da molte persone sul territorio Usa?
L'FBI, senza l'evidenza di alcuna prova, ha individuato questa
organizzazione così perfetta in
Al-Qaeda, con centro di pianificazione degli
attentati in Afghanistan; una rete di guerriglieri, soprattutto sauditi
ed egiziani, inizialmente assoldati da Usama Bin Laden tra i reduci
della guerra ai russi in Afghanistan, i quali lautamente pagati ed in
nome della jihad islamica sono stati impiegati negli ultimi anni , in
combutta con la Cia, a sostegno dei ribelli ceceni, dei Talebani, in
Kossovo. A sentire i continui allarmanti comunicati dell'FBI, Al-Qaeda
avrebbe una capillarità su scala mondiale, con migliaia di terroristi
che pianificano micidiali attentati di ogni tipo.
Ma se guardiamo ai fatti, questa multinazionale del
terrore si è dimostrata in realtà sino ad oggi ben poca cosa, nonostante
i proclami di guerra santa ai Crociati d'occidente ed ad Israele.
Leggendo la "Cronologia degli atti terroristici significativi,
1961-2001" del Dipartimento di Stato Usa, troviamo che nei 27
episodi principali di terrorismo nel mondo degli ultimi tre anni, solo
in uno è citata Al-Qaeda, in Yemen, e solo come sospetto.
Non solo; ogni loro trama (aquisizione di nuove armi biologiche ,
atomiche, ecc) o progetto terroristico sistematicamente verrebbe
smascherato, grazie a dovizie di documenti, agende, video e tracce varie
sempre incautamente e maldestramente lasciate sparse qua e la. In
Afghanistan mai un contrattacco, sempre in fuga. Come terroristi sono un
vero disastro, fino ad ora del tutto inconcludenti. Così come non quadra
il fatto che sia mancato del tutto un elemento essenziale dell'atto
terroristico: la rivendicazione.
Anzi, Usama Bin Laden, l'additato colpevole, si è
premurato il giorno dopo di precisare che non fosse opera sua; memore
evidentemente di quando, nel '95, in seguito all'attentato contro Hosni
Mubarak ad Addis Abeba, Usama, immediatamente indicato da Clinton come
mandante, non smentì; dopo ci fu la rivendicazione da parte del gruppo
terroristico egiziano Gama al-Islamija, cosicché Usama fece la figura
del millantatore, cosa assai grave nel mondo arabo-yemenita, da non
permettersi di ripetere.
24 ore dopo gli attentati l'FBI ha presentato la lista di 19 attentatori
. Dopo 10 giorni è emerso il fatto che 7 di questi in realtà sono vivi.
I vertici dell'FBI non sono mai stati chiamati in causa dal governo per
spiegare questa contraddizione.
L'FBI ha dichiarato di aver rinvenuto il passaporto di uno degli
attentatori nella zona delle torri. Miracolosamente intatto, fuoriuscito
dalla tasca del proprietario e scampato all'esplosione dell'aereo, per
poi atterrare sulle macerie. Assurdo.
E chi sarebbe il pilota suicida dell'aereo schiantato
contro il Pentagono, che avrebbe effettuato una operazione di volo
(virata e volo radente) giudicata unanimemente come opera di un più che
navigato pilota di jet ? E' stato identificato in
Hani Hanjour, che però la scorsa estate risulta
esser stato valutato dal suo istruttore di volo, Marcel Bernard, come
incapace a guidare da solo anche un piccolo velivolo.
Secondo l'FBI questa organizzazione terroristica che avrebbe pianificato
e condotto l'attentato dell' 11/09 in modo riconosciuto così perfetto
avrebbe però lasciato tracce dietro di se "come una mandria di elefanti
in fuga" (come ha detto l'ex-ministro tedesco Von Buelow): avrebbero
effettuato pagamenti con credit cards con il loro proprio nome;
avrebbero indicato il loro vero nome ai loro istruttori di volo ;
avrebbero abbandonato auto prese in affitto con dentro manuali di volo
in arabo, per un' ultima ripassatina, e con lettere d'addio
compromettenti contenute dentro valigie non caricate sull'aereo:
avrebbero cioè fatto di tutto per far saltare il piano e farsi
smascherare: peggio di sbadati dilettanti.
Non quadra. Siamo sicuri che l'FBI stia seguendo la pista giusta? Qui
c'è puzza di depistaggio.
CUI PRODEST? LA TESI COMPLOTTISTICA
Se la versione ufficiale è quindi da ritenersi palesemente
insostenibile, se non falsa ed in odore di evidente depistaggio, al
contrario col passare del tempo sta acquisendo sempre più fondamento e
verosimiglianza, per quanto sia inquietante, la cosiddetta "tesi
complottistica".
Secondo tale tesi, il piano degli attentati dell' 11 settembre sarebbe
stato ordito da parte dei massimi poteri economici e militari Usa, cioè
i plutocrati i cui interessi sono rappresentati dal governo Bush, quale
colossale quanto disperato tentativo per salvare un sistema di potere in
crisi che iniziava già da qualche tempo a scricchiolare: un sistema
economico che starebbe per implodere e una supremazia militare, in crisi
d'identità dopo la caduta del muro di Berlino, da riaffermare a livello
mondiale contro un nuovo Impero del Male.
Un complotto interno, come l'Operazione
Northwoods del '62, allorchè alti ufficiali militari
Usa pianificarono atti terroristici contro civili americani, per
incolpare i cubani e giustificare la guerra (mesi dopo J.F.Kennedy fu
ucciso dalla Cia per radicali dissidi su quella vicenda). Un lasciare
uccidere propri connazionali, come a Pearl Harbor, allorchè il grande
Roosevelt vietò di avvertire la base dell'imminente attacco giapponese,
che così riuscì in pieno (e facendo 2600 morti, come nelle Torri
Gemelle). Questa tesi prende le mosse da un esame degli interessi in
gioco.
Ora, la domanda "a chi giova?" , la classica questione forense che si
pone di fronte ad un crimine, nella fattispecie gli attentati dell'11/09
attribuiti a terroristi di base in Afghanistan, punta chiaramente nella
direzione dell'amministrazione Bush e dei poteri economici e militari
che rappresenta.
Questa squadra di governo risulta composta da persone provenienti dalle
file dei grandi petrolieri e dei magnati dell'industria bellica: Cheney
, Ashcroft, Rumsfeld All'indomani delle elezioni vinte da Bush, vari
commentatori politici dichiararono: con questo governo non possiamo che
andare incontro ad una "guerra per il petrolio".
Il governo Bush aveva un enorme, disperato interesse
a poter condurre una guerra per il controllo dell' Afghanistan per
molteplici motivi, ciascuno dei quali da solo quasi sufficiente a
giustificarla. Un motivo economico: il controllo economico, con relativo
business, del petrolio e del gas della zona del
Mar Caspio; ed in più, a braccetto, il business delle commesse
belliche per milioni-miliardi di dollari.
Un motivo geo-politico: il controllo strategico dell' Eurasia. Un motivo
di politica macroeconomica: una economia di guerra per fronteggiare la
recessione economica. Esaminiamo allora i suindicati motivi che
starebbero alla base del "complotto", e poi come questo piano sia stato
impostato.
IL QUADRO ECONOMICO-POLITICO IL PETROLIO DEL MAR
CASPIO
Per dare solo un'idea della proporzione della posta in gioco, basta
ricordare che la stima delle riserve del Caspio è di circa 263mila
miliardi di piedi cubici di gas naturale e di 60 miliardi di barili di
petrolio, pari al 65% delle riserve mondiali.
Un tesoro immenso che ha solo un handicap: la distanza dai mercati. A
partire dal '94 la società petrolifera Unocal Corp. elaborò un progetto per lo sfruttamento
di quelle risorse, che il vice-presidente
John Maresca presentò ad un comitato del Congresso
Usa nel '98 : " Noi dell' Unocal - afferma Maresca - riteniamo che il
fattore centrale nella progettazione di questi oleodotti dovrebbe essere
la posizione dei futuri mercati energetici che verosimilmente
assorbiranno questa nuova produzione". L'India e, sopratutto, la Cina.
"La costruzione
dell' oleodotto attraverso l'Afghanistan, unico
itinerario possibile, che abbiamo proposto non potrà cominciare finché
non si sarà insediato un governo riconosciuto che goda della fiducia dei
governi, dei finanziatori e della nostra compagnia".
In più c'era anche un progetto per un gasdotto che, attraversando
Afghanistan e Pakistan, si dovrebbe allacciare alla rete di
distribuzione del gas in India. (E' a tal riguardo che il governo Bush
promise in estate 2001qualcosa alla Enron ?) Quando nel '96 i Talebani
presero Kabul, subito i loro capi
volarono in Texas dall'allora governatore Bush, dove
incontrarono i dirigenti della Unocal per parlare di oleodotti.
Le trattative però si interruppero nel luglio 2001 nel corso di un
incontro allargato alla fine del quale l'ambasciatore americano
Thomas Simons avrebbe detto, secondo l'ex ministro
degli esteri del Pakistan Naif Naik lì tra i presenti, : "o accettate la
nostra offerta di un tappeto d'oro, o sarete sepolti da un tappeto di
bombe". Ora il presidente nominato per il governo provvisorio afghano
indovina chi è?
Hamid Karzai, per anni consulente dell'Unocal.
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