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Torri Gemelle: Parla una ragazza americana
Intervento di Marnie Joyce sulla situazione a New York e in America
Anno di pubblicazione: 2002 - ©
di Marnie Joyce
Prelevato da
www.curandero.ch
Marnie Joyce e' una ragazza americana che ama la pace e che
collabora con il Movimento Umanista americano.
"Sono molto contenta dell'opportunità che mi è stata offerta di far
conoscere quelli che, a mio parere, sono i sentimenti e le paure di
molti statunitensi che normalmente non appaiono sui telegiornali. Il
quadro che viene fornito dai media è sicuramente accurato per una
percentuale della popolazione, ma non rispecchia la totalità. E' chiaro,
io sono americana e da molti anni lavoro per promuovere la non-violenza,
una reale democrazia, i diritti umani… non sono "un'americana media", ma
non sono neanche così rara come si potrebbe pensare. Non sono
un'esperta. Sono una ragazza che vive a New York e ha guardato dalla
finestra, come altri milioni in questa città, una devastazione
inaspettata che non si è conclusa in quel momento.
Le cose di cui vi
parlerò sono in parte semplici osservazioni sulla vita a New York, in
parte cose che ho sentito parlando con amici e parenti ed in parte
notizie, disponibili pubblicamente, che ho ricercato con pazienza.
Purtroppo molta gente si fida del governo e non vuole sapere altro. Fin
dai primi giorni è stato chiaro che non avremmo avuto molteplicità di
punti di vista da parte dei mass media. Immediatamente tutte le maggiori
reti televisive hanno cominciato a battere il chiodo della rappresaglia,
senza mai fornire chiare spiegazioni e delucidazioni sulle possibili
motivazioni degli attentatori. Pochi giorni dopo l'attacco il
presentatore della trasmissione "Politically incorrect", Maher, ha fatto
un'affermazione piuttosto provocatoria, che suonava più o meno così:
"Noi siamo i vigliacchi, lanciare missili da 2000 miglia di distanza,
questa è vigliaccheria; stare sull'aeroplano quando va contro al
palazzo, puoi dire quello che vuoi, ma non è vigliaccheria".
Non voglio
entrare in una discussione se fosse appropriato o no fare questa
affermazione, ma sta di fatto che questa semplice frase è quasi costata
il licenziamento al presentatore ed è costata alla TV il ritiro di
alcuni dei suoi maggiori sponsor. Peter Jennings, il giornalista che
secondo una votazione riscuote maggiore fiducia negli americani, nei
giorni immediatamente successivi all'attacco ha dichiarato in diretta:
"La nazione si aspetta di essere riassicurata dal presidente in
situazioni come questa; alcuni presidenti lo fanno bene, altri meno".
Questa affermazione ha prodotto una valanga d'emails e telefonate di
protesta e si è parlato di licenziamento. Non ci sono molti altri esempi
di commentatori che, in una maniera o in un'altra, si siano distaccati
dal branco. Forse questi episodi hanno fatto passare la voglia a
chiunque ci stesse pensando.
Grazie a questo schieramento compatto dei
media una mattina gli americani si sono svegliati ed hanno imparato
quanto cattivi fossero i Taliban. Trattano male le donne, sono violenti,
non ti permettono neanche di guardare la televisione. Decine, se non
centinaia, di organizzazioni per la difesa dei diritti umani da anni
denunciavano pubblicamente queste violazioni, senza mai riuscire ad
interessare i media; il 10 settembre non gliene fregava niente a
nessuno, l'11 non si parlava d'altro.. Di fatto gli eventi di settembre
sono stati sfruttati dai rappresentanti del potere economico e politico
per fini propri. Gli uni hanno sfruttato l'occasione per effettuare
licenziamenti di massa che, in un altro momento, sarebbero stati
improponibili, mentre gli altri sono riusciti a portare avanti politiche
di incremento delle spese militari e di limitazioni alle libertà
individuali che sarebbero risultate perlomeno "antipopolari" in un altro
momento.
Questo è stato possibile grazie all'aiuto dei mass-media
principali, che hanno spostato l'opinione pubblica (che, attenzione, non
è l'opinione dei cittadini, ma l'opinione che viene pubblicata) da una
parte all'altra a seconda dei vari interessi. Con la motivazione
ufficiale di proteggere la libertà dell'America e del mondo sono state
varate alcune leggi. Una di queste leggi (ASPA) prevede l'utilizzo della
forza per liberare militari statunitensi che siano accusati di crimini
davanti al Tribunale Internazionale dell'Aia. Ci sono stati molti
episodi inquietanti di repressione della libertà individuale, tutti
passati sotto la copertura della necessità di "difenderci dai nemici
della libertà".
Le informazioni al riguardo sono molto scarse e
difficili da reperire, ma un paio di casi hanno raggiunto i mezzi di
comunicazione. Uno studente d'arte di origine libanese, di nome Salam
Ibrahim El Zaatari, ad esempio, è stato trovato in possesso di un
temperino che usava per le sue creazioni mentre stava per salire su un
aereo. Il ragazzo è stato lasciato in cella d'isolamento per 6
settimane, finché si è dichiarato colpevole. E' stato espulso e non
potrà tornare negli Stati Uniti. L'accusa al suo processo ha ammesso di
non credere che si trattasse di un terrorista, ma ha aggiunto che la
cosa non faceva alcuna differenza.. Una legge varata di recente si
chiama MATA (Mobilization Against Terrorism Act). In base a questa legge
in questo momento a casa mia, come in quella di qualsiasi altra persona,
potrebbe esserci l'FBI che fruga tra le mie cose, installa cimici per
registrare le mie comunicazioni ed esamina i files del mio computer;
tutto questo senza minimamente coinvolgere un giudice che valuti se ci
siano sufficienti sospetti o prove per giustificare tali azioni. Nella
legge è specificato che essa è valida anche se viola la Costituzione.
Poi c'è la USA PATRIOT, secondo la quale l'FBI può verificare ogni tipo
di informazione privata quali i precedenti medici, le carte di credito
ecc… di coloro per i quali non ha prove, o ne ha troppo poche. Ci sono
casi di militanti che preferiscono non parlare al telefono delle loro
idee o dell'organizzazione di manifestazioni di protesta, per timore di
essere un giorno accusati di tradimento della patria o qualcosa di
simile. In generale i più spaventati sono sicuramente i musulmani, o
coloro che, per il loro aspetto fisico, potrebbero essere scambiati per
musulmani. New York non è stato il centro di attacchi a moschee ecc…
come nel resto d'America, ma è comunque tappezzata di bandiere a stelle
e strisce. Quasi ogni negozio ne ha una appesa alla vetrina; più il
proprietario del negozio è di aspetto mediorientale, più bandiere sono
appese nelle vetrine. C'è un fenomeno di patriottismo sfrenato che è
dettato per alcuni dagli incitamenti del presidente Bush e per altri, io
credo, dalla paura di essere scambiati per terroristi. E' ironico che i
settori più svantaggiati - e sempre discriminati da questo governo -
quali gli immigrati, siano quelli nei quali questo patriottismo trovi
più facile presa. Devo dire però che, in mezzo a questo panorama cupo,
ho avuto anche alcune piacevoli sorprese.
Molti newyorkesi sono contrari
alla guerra, come se dicessero: "Abbiamo sofferto abbastanza, perché far
soffrire anche altri?". Ovviamente questo tipo di sentimento varia a
seconda delle frange sociali ed è lontano dall'essere una maggioranza,
ma in confronto alla media americana mi sembra che New York si stia
riscoprendo non-violenta. Alle manifestazioni per la pace spesso c'erano
cartelli che dicevano: "La guerra: non a nome mio!". Senz'altro questi
fatti drammatici hanno risvegliato il desiderio di partecipazione. Ho
sentito più di una persona affermare: "Sono sempre stato favorevole
all'attività sociale e sempre mi sono detto che prima o poi mi sarei
impegnato. Domani potrebbe essere troppo tardi, è meglio che cominci
subito".
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