| Vozrozdenie: l'isola degli orrori
Uno dei disastri ambientali più gravi di tutti i tempi
Anno di pubblicazione: 2001 - © di Fabrizio Manzione
da Hyperion
E' uno dei disastri ambientali più gravi di tutti i tempi:il Mare d'Aral,
nell'Asia Centrale, il quarto specchio d'acqua interno del mondo, presto sarà
un ricordo. La sua superficie è ridotta a 1/2 , il volume a 1/3. E adesso si
scopre anche il pericolo delle terribili armi batteriologiche sperimentate per
anni nell' isola di Vozrozdenie, situata al suo interno e ormai
pericolosamente vicina alla terraferma.
Vozrozdenie: l'isola della morte al centro del lago Aral
Al centro di quel che è rimasto del lago Aral, c’è l’isola di
Vozrozdenie, un’isola ormai dimenticata, sulla quale per decenni, fino al
1992, è stata attiva una base segreta russa, più volte oggetto dei rapporti
dei servizi segreti americani negli anni ’70 e ’80. In questa base,
infatti, secondo quanto si evince dai rapporti della CIA, oltre trecento
scienziati sovietici, hanno studiato e sperimentato per decenni armi
batteriologiche, in grado di produrre peste, vaiolo siberiano, tularemia,
brucellosi, morva, febbre del Queensland e potenziato alcuni dei batteri che
provocano queste malattie, rendendoli resistenti agli antibiotici disponibili.
Gli esperimenti furono condotti su conigli, cavie, topi bianchi, criceti,
cavalli, pecore, asini, scimmie e babbuini, come testimoniano le numerose
gabbie abbandonate ritrovate sull’isola. Il pericolo più grave però dal
punto di vista sanitario e ambientale è rappresentato dalle tonnellate di
bacillus anthracis, che sono state sepolte nei bunker della base segreta,
prima del suo abbandono nel 1992. Il bacillus anthracis provoca l’antrace,
una malattia infettiva dei ruminanti che può essere trasmessa all’uomo per
inoculazione diretta, attraverso ferite superficiali o abrasioni della pelle,
per ingestioni di carne cruda, o per inalazione di spore presenti su materiali
contaminati. L’infezione produce gruppi di foruncoli che si ingrandiscono,
si ulcerano e provocano un dolore continuo e lancinante. Dopo un periodo di
tempo variabile da cinque a venti giorni, durante il quale le pustole possono
raggiungere le dimensioni di un uovo di gallina, la pelle si lacera in più
punti, lasciando uscire una materia densa e grigiastra e pus sanguinolento.
L’aggressione dei linfonodi da parte dei bacilli dell’antrace, può
condurre alla malattia sistemica, con edema generalizzato ed emorragie in
tutto il corpo. L’antrace deve essere curato tempestivamente con gli
antibiotici per non risultare letale. I bacilli di antrace non sono stati
fabbricati a Vozrozdenie ma vi furono portati nel 1988 dai laboratori di
Sverdlovsk, una località degli Urali ad oltre 1.300 km da Mosca, a seguito di
una fuga di notizie che ne rivelò l’esistenza al mondo occidentale. Gli
scienziati di Sverdlovsk sigillarono i "fanghi rossi" contaminati in
contenitori d’acciaio, li sterilizzarono e li spedirono su convogli speciali
nella base segreta di Vozrozdenie, dove vennero sepolti.
La questione però è tutt’altro che risolta, perché, come
hanno rilevato gli esperti internazionali che hanno potuto ispezionare
l’isola, una significativa percentuale delle spore è ancora attiva e
potenzialmente mortale. Il problema, col passar del tempo, tende ad
aggravarsi; se infatti il livello del Mare di Aral continuerà ad abbassarsi,
l’isola di Vozrozdenie si congiungerà presto alla costa dell’Aral,
creando un facile passaggio per insetti, roditori e rettili, peraltro già
presenti sull’isola, che potrebbero trasportare le spore dell’antrace
sulla terraferma. A quel punto sarebbe estremamente difficile impedire la
propagazione del terribile bacillo.
Inoltre l’isola, una volta congiunta alla terra ferma, potrebbe essere
oggetto di attacchi di qualche organizzazione terroristica, che, impadronitasi
delle spore, potrebbe minacciare e ricattare una buona parte della popolazione
mondiale. Le informazioni dettagliate ottenute dagli Americani sui segreti
dell’isola, si devono in gran parte allo scienziato uzbeko Alibekov, ora Ken
Alibex, rifugiatosi negli Stati Uniti, che negli anni ’70 e ’80 diresse un
impianto per la produzione del bacillus anthracis. Dunque mentre da
quarant’anni si sta consumando uno dei maggiori disastri ecologici del
pianeta, la progressiva scomparsa del lago d’Aral, una minaccia peggiore
emerge da quello stesso luogo, un’isola col ventre gonfio di mortali
bacilli, che le autorità competenti fingono di ignorare, col rischio causare
morte e distruzione in intere popolazioni del Pianeta.
Lo scempio del lago Aral
Il
lago Aral rappresenta uno dei peggiori disastri ambientali che si ricordi. Il
sistema di canali, costruito nel 1960 per irrigare i campi di cotone voluti da
Mosca, ha deviato almeno tre quarti dell’acqua destinata al lago Aral. Circa
35.000 chilometri quadrati che una volta erano lago, sono ora un’area
ricoperta di polvere salata e contaminata che minaccia la salute di circa
cinque milioni di persone in Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. I problemi
della regione del lago Aral hanno aspetti ambientali, economici e sanitari. A
causa del prosciugamento di oltre il 50% del lago, il clima ne è stato
negativamente influenzato, e tempeste di sale inquinato sconvolgono
periodicamente i villaggi circostanti.
Il già fragile sistema economico ne è risultato devastato e le
tradizionali attività di pesca sono oramai quasi del tutto scomparse. Quello
che è rimasto oggi del lago Aral è dunque il risultato di decenni
d’interventi umani che hanno stravolto un prezioso ambiente naturale,
annullando secoli di storia e di tradizioni. I due grandi fiumi, Amu e Syr
Darya, che alimentavano il lago, sono stati violati, incanalati, drenati,
prosciugati. Uno scempio calcolato, per trasformare un’antica terra di
pascoli in una devastante monocoltura di cotone, che fosse in grado di
competere con gli odiati Stati Uniti e producesse per l’impero sovietico. Il
gran delta comune dei due fiumi sfociava nel lago Aral, il quarto mare interno
al mondo.
I pianificatori sovietici avevano previsto tutto, anche la morte del lago.
I villaggi di pescatori si trovano ormai a 50 e più km dalle rive, il livello
dell’acqua è sceso talmente che il lago si è diviso in due e la situazione
si aggrava sempre di più. Non si può tornare indietro, poiché sono sorti
diversi insediamenti umani lungo i canali, nelle terre dove il clima arido e
impietoso rende difficile e poco redditizia l’agricoltura. Diserbanti e
pesticidi evaporano insieme al sale che rende sterile e malata la terra. Dagli
anni Settanta la produzione di grano, verdura e cotone è scesa del 50% e più
di un quinto delle coltivazioni sono state abbandonate, divorate dal sale e
dai concimi chimici. Il delta era un tempo un ecosistema unico, ricco di vita,
ora non esiste più. Foreste e acquitrini, dove un tempo abbondava la
cacciagione sono completamente scomparsi. Barche arrugginite sono in secca,
dove un tempo c’erano le rive del lago, abbandonate da chi è stato
costretto a lasciare i villaggi. Urgench, la città voluta dai poteri centrali
sovietici, dove un tempo c’erano pascoli rigogliosi è il centro
dell’orrore. Le case popolari in cemento dell’ex-Unione Sovietica sono
grigie e decadenti, con affitti bassi e manutenzione inesistente. I viali
squallidi, senza uno straccio di vegetazione, sono percorsi da rari e vecchi
mezzi pubblici degli anni Cinquanta, ma la gente preferisce spostarsi a piedi,
portando le poche merci su carretti che spinge faticosamente a mano.
Quasi tutta l’acqua utilizzata dalla popolazione di queste zone, passa
dapprima attraverso infiniti campi di cotone dove sono drenate enormi
quantità di sale e concimi chimici. Così ogni goccia d’acqua che raggiunge
altre coltivazioni o viene assunta dagli animali domestici e bevuta dalle
persone risulta fortemente salinizzata e inquinata. Il risultato è che il 97%
delle 700 mila donne che vivono nella regione è affetto da anemia e che la
mortalità infantile è di circa l’80 per mille, contro una media italiana
dell’8 per mille, e una percentuale sempre più elevata di neonati nasce con
malformazioni più o meno gravi. Fino ad oggi sono stati spesi milioni di
dollari da parte della Comunità Internazionale, per visite tecniche e
progetti in questa zona devastata dalla stoltezza umana, ma assai pochi
risultati si sono avuti in termini di benefici per le popolazioni locali.
L’unica organizzazione medica internazionale presente nella regione è Medici Senza Frontiere, che è
arrivata nel luglio del 1997.Il programma medico portato avanti da MSF si
concentra sul controllo e il trattamento della tubercolosi, delle infezioni
respiratorie e delle malattie diarroiche. Oltre all’assistenza medica MSF ha
lanciato, nel 1999, un programma di ricerca che mira ad approfondire la
relazione tra degradazione ambientale e salute pubblica nella zona del lago
d’Aral. Nel giugno 2000 è stato avviato uno studio sui rapporti tra il
deposito e la composizione della polvere e le malattie respiratorie dei
bambini. Altri studi, attualmente in corso, si occupano dei legami tra la
salinità dell’acqua, l’ipertensione, le malattie renali e la presenza dei
pesticidi nella catena alimentare. L’obiettivo dei diversi programmi di
ricerca è di acquisire dati affidabili sullo stato dell’ambiente e
contribuire a migliorare il precario stato di salute della popolazione.
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