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Dilemma: rispettare una promessa o la nostra verità?
Quando l'alternativa potrebbe essere una sanissima,
moderna e piacevole collaborazione.
Anno di pubblicazione: 2001 - © di Francesco Pandolfi Balbi
Un interrogativo si ripete: quando la nostra verità è diversa da quella
altrui, cosa bisogna fare?
Cose futili, cose di tutti i giorni, se non gestite consapevolmente
rischiano di rivelarsi come autentiche bombe dirompenti: è sufficiente una
parola pronunciata a mezza bocca ed ecco il tuo interlocutore farne uno scudo
invincibile contro ogni successiva argomentazione.
E' raro che la verità abbia un solo volto. E nemmeno esiste, tale
verità, perché ogni azione determina nell'universo di ognuno di noi reazioni
diverse. Questa è l'eterna dannazione e, al tempo stesso, l'infinita bellezza
dell'essere vivi.
Così occorre reinventarsi e reinventare, sempre e comunque... altrimenti
non potremo mai dire d'aver vissuto realmente.
Ma cosa fare, dunque, di fronte alla realtà altrui? Cosa fare di fronte a
diversi valori, diversi punti di vista? E' giusto rinunciare, per una sola
parola pronunciata in fretta ed inconsapevolmente, alla nostra verità più
autentica quando chi si ha di fronte, magari, sembra pure in mala fede e per
giunta rifiuta di capire che la Vita è movimento e che le cose cambiano
continuamente? E' giusto rispolverare gli antichi valori secondo i quali la
parola data è sacra, anche se, vista l'evoluzione dei fatti, ormai obsoleta?
E' giusto "subire" una promessa fatta, quando l'alternativa potrebbe
essere una sanissima, moderna e piacevole collaborazione?
E' una questione di valori e di priorità, credo. E' vero che, nel caso
del quale sto parlando, la persona in questione ha semplicemente deciso di
dare credito ad una sola delle mie parole escludendo tutte le altre, ma questo
è il suo punto di vista che va comunque rispettato al di là di qualsiasi
giudizio.
Il fatto è che questa persona (sempre facendosi forte di quell'unica
parola) pretende qualcosa da me, e qui entra in gioco non solo la mia verità,
ma anche la mia libertà.
Cosa fare?
Se è vero che le esperienze servono per migliorarsi - sembra che accadano
solo quelle che ci feriscono di più, ma forse in realtà sono la nostra paura
e la nostra pigrizia a farlo - devo cercare di comprendere l'utilità di
questo piccolo indovinello.
So che è sbagliato che io dia qualcosa pur non ritenendolo giusto, il
solo parere che conta è il mio; ma so anche che l'Uomo del duemila è nato
per riscoprire la propria grandezza e la propria consapevolezza anche
attraverso gli errori. Una mezza promessa pronunciata inconsapevolmente, quasi
estorta, ha pur sempre un valore: quello di evitare che la cosa accada ancora,
quello di pensare prima di aprire bocca, quello di parlare spiegandosi al
meglio.
Per dirla con Celentano e con Beppe Grillo (che ho avuto il piacere di
ascoltare ieri sera), la legge del tacito assenso è la più grande boiata
degli ultimi tempi: se non dico niente vuol dire che non ho niente da dire, e
basta!
Quindi non facciamoci coinvolgere dagli sproloqui di chi abbiamo di
fronte... molto spesso il silenzio è la migliore delle scelte.
Abbiamo un'anima e mille strumenti per comunicare. Facciamolo senza
fretta, facciamolo al meglio.
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