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L'universo in un fiore
Eredità di un giorno tranquillo
Anno di pubblicazione: 2001 - © di Francesco Pandolfi Balbi
Sono bastate quattordici ore di sonno per catapultarmi, al
risveglio, in una meravigliosa realtà contigua: quella che potremmo vivere
ogni giorno se solo ci concedessimo ciò che ci spetta.
La stufa del bagno era sempre lei, e lo stesso il sapore
dello spazzolino immerso nella soluzione di acqua ed amuchina. La mia casa,
come ogni mattina, mi ha accolto illuminando di serenità i primi sguardi del
giorno.
E' stato dopo la doccia; ho notato che la totale assenza di
pensieri ed il profondo senso di tranquillità, caratteristici dei primi
minuti delle mie giornate, dilagavano.
Ovunque, nella mia mente, regnava il silenzio delle
giornate di neve boschive.
Unico suono: lo scorrere placido del fiume delle mie sensazioni.
Non c'è voluto molto a riconoscere ciò a cui il mio
spirito anela da sempre. Ho voluto raccontarlo alla mia amica montagna, il
Subasio.
Anche lassù c'era molto di diverso: le persone erano
gioiose, spensierate.
TUTTE!
Sembra un film di fantascienza, lo so, e tutto questo non
ha fatto che accrescere la mia perplessità. Ma della solita abitudine a
domandarmi, per il momento, nemmeno l'ombra.
Mi sono concesso, come davvero raramente accade, una
passeggiata andando a trovare un vecchio amico, uno dei pochi luoghi magici
che hanno il potere di farmi riabbracciare me stesso. Ho assaporato insieme a
lui il silenzio delle nuvole, senza pensieri, senza parole.
Solo il vento fluttuava verso il destino, regalava
indistintamente il tocco fugace del suo passaggio... so che parlava a tutti
una lingua uguale e diversa.
Non so quanto sono rimasto lì, in quell'universo nuovo ed
antico il tempo aveva perso tutto il suo valore tanto da apparire come un
elemento alieno. E' stato quando ho deciso di tornare alla macchina seguendo
la via più lunga che è accaduto: ho camminato su una cresta calcarea... ovunque erba,
vento e masso bianco; a sinistra la valle, indistinta nella foschia. Alla base
della cresta, proprio dove essa si fonde col dolce declivio degli Stazzi, c'è
un manto d'erba smeraldina.
Là ho incontrato il mio primo fiore.
Là s'è dissolto l'inverno della mia anima.
Il vento, in quella conca, taceva. Ho posato lo sguardo su
di lui, il fiore, e tutto s'è fermato.
Stranamente, ai lati della scena, un papà si rotolava
ridendo sull'erba con la figlioletta, ma anche loro erano lì con me...
isolati dal flusso degli eventi.
E lui se ne stava lì: semplice, solitario, sufficiente a
se stesso, silenzioso. Un atto di coraggio, il suo, come quello degli altri
che ho poi notato tutto intorno: un semplice piede che si posa, una vita
buttata.
Eppure non lesinava certo in bellezza, splendeva come un
faro nella notte.
Magico e sensuale, gridava il suo richiamo silenzioso
aprendosi alla vita senza speranza, senza pretesa, esposto a mille rischi ma
fiero del gambo che reggeva i suoi sei petali sottilmente venati di
delicatezza.
E' strano. Un fiore, simile a miliardi d'altre macchie
colorate che sfiorano il mio campo visivo senza che mi degni di percepirle, ha
il potere di cambiare la mia vita, di ricondurmi al centro di me stesso.
L'essere umano è infinitamente grande, infinitamente più
evoluto di un amico così semplice, ma ha mai il coraggio di aprirsi alla luce
lasciandosi semplicemente esistere?
Quei piccoli petali indifesi insegnano molto... mi hanno
ricordato chi sono.
Ero lì, gigante in ginocchio nel silenzio surreale e gli
chiedevo: "Di cosa hai bisogno per essere così infinitamente
bello?"
Ha risposto: "Le carezze del sole, il sussurro del vento, un
granello di sabbia, una goccia di rugiada."
Silenzio.
L'uomo vive nella ricerca ed il suo scopo è andare
lontano, ma non può farlo senza il potere della semplicità. E' questo potere
che tesse un filo di luce fra lui e Madre Natura, e questo legame occorre
sempre ricordare che esiste. Se non riconosceremo i nostri padri, come potremo
diffondere la nostra essenza? Se non ci abbandoneremo con fiducia alle premure
ed alle carezze di una Madre innamorata e sempre prodiga, come potremo pensare
di vivere senz'aria, senza luce, senza terra, senz'acqua?
Siamo proprio come lui, l'amico fiore: dateci quattro
semplici cose e creeremo un universo intero, piccolo a sufficienza da essere
completamente ignorato, ma grande abbastanza da affascinare gli occhi di un
uomo richiamandolo alla realtà.
La realtà non è certo l'insieme delle nostre illusioni.
La realtà è il filo che ci lega ai quattro elementi della vita: fuoco,
terra, aria, acqua.
Non erano poi così scemi, gli antichi sacerdoti astrologi;
forse stavano anche un pelino meglio di noi, avanzatissimi uomini del tremila.
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