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Psichiatria - Rifuggendo la verità

Farci analizzare? Pensiamoci bene!

Anno di pubblicazione: 2000 - di Rochelle Macredie © 1999 - Sydney, NSW, Australia - E-mail: starchild@start.com.au
Estratto dal n. 28 della rivista Nexus New Times:
www.nexusitalia.com

Qualcosa nella vostra vita va storto: perdete il lavoro, il vostro matrimonio va a rotoli o il/la vostro/a partner vi lascia. Magari un amico o un parente animato da buone intenzioni vi consiglia di consultare uno psichiatra o uno psicologo onde ricevere aiuto; l’idea sembra essere sensata, in quanto al momento non vi sentite granché felici. Ripensateci! Tale consiglio potrebbe non essere poi così valido.

La “psichiatria” viene definita come “la branca specializzata della medicina che si occupa della diagnosi, del trattamento e della prevenzione dei disordini mentali”. La “psicologia” viene definita come “scienza della natura, delle funzioni e dei fenomeni tipici della mente”. La psichiatria e la psicologia sono discipline correlate, laddove la psicologia costituisce la base teorica, non-medica della psichiatria; molti di noi ritengono che la psichiatria e la psicologia siano scienze nello stesso modo in cui, ad esempio, sono scienze la chimica e la fisica.

Secondo i resoconti della stampa Martin Bryant, responsabile del massacro di Port Arthur, in Tasmania, era stato esaminato da quattro psichiatri. Tali consultazioni sortirono quattro diagnosi distinte: una affermava che egli era uno schizofrenico paranoico, un’altra che era uno psicopatico, una terza diagnosticò la sindrome di Asperger mentre una quarta si trovava in disaccordo con le altre tre opinioni ma, apparentemente, evitò di fornire una diagnosi specifica se non sostenendo che Bryant non era affetto da sindrome di Asperger. Supponete che io abbia fornito quattro campioni della stessa sostanza a quattro esperti nel campo della chimica analitica e che il primo di essi abbia stabilito che tale sostanza era solfato di rame, il secondo che si trattava di cianuro di idrogeno, il terzo che era cloruro di sodio mentre il quarto avesse deciso che era tetrafluoruro di xenon. Quanto seriamente prenderemmo in considerazione le rivendicazioni di scientificità della chimica? Accantoneremmo la chimica come una pseudoscienza e la relegheremmo nella stessa pattumiera intellettuale dell’astrologia.

Ci si chiede perché gli psichiatri affermino ancora di essere scientifici quando risulta ovvio che essi non impiegano il metodo scientifico; nella psichiatria vi è chiaramente una mancanza di obiettività, poiché la diagnosi che si ottiene dipende da colui al quale la si chiede. Sfortunatamente l’evidenza indica che entrambe le discipline, psichiatria e psicologia, pur non essendo più scientifiche dell’astrologia o della numerologia, purtuttavia continuano entrambe a beneficiare di uno status elevato.

In Australia la psichiatria di ricerca non è un compito semplice. Ad esempio sembra che non esistano statistiche specifiche su argomenti quali il numero dei suicidi annuali per categoria professionale. In generale vi è scarsità di dati statistici su base locale cosicché le ricerche di riferimento sono principalmente americane: questa mancanza di dati locali non ci deve preoccupare indebitamente, poiché i principi su cui si basa la professione sono gli stessi sia in USA che in Australia.

L’opinione pubblica sembra essere sempre predisposta ad accettare acriticamente qualsiasi teoria che suggerisca che noi tutti funzioniamo male e che abbiamo bisogno di qualche forma di psicoterapia; naturalmente questo è il punto di vista proposto da alcuni psicoterapeuti. Quanto è logico tale punto di vista? Supponete che noi tutti siamo anormali e che necessitiamo di psicoterapia. Perciò, per definizione noi tutti soffriamo di discernimento scorretto - ma, allora, altrettanto vale per coloro che sostengono che noi tutti abbiamo bisogno della psicoterapia. Quindi come facciamo a sapere che costoro hanno ragione nei confronti del resto di noi? Questo paradosso è uno dei tanti problemi di natura logica affrontati dalla psichiatria e dalla psicologia.

Lo psichiatra Walter Afield dice che la psichiatria tende in misura sempre maggiore a definire il comportamento come una malattia che in precedenza non era stata considerata come patologica. Per esempio, egli ci racconta di un’esperienza avuta nel corso di una recente conferenza a cui ha partecipato, “dove gli psichiatri russi parlavano di [come] in America si parla di come trattare le reazioni dovute a scompensi matrimoniali mentre in Russia vengono definite semplicemente sfortuna”.

Ci si aspetterebbe che poiché la psichiatria è una qualifica medica specialistica gli psichiatri, essendo a conoscenza di come funziona la mente, siano meglio adattati non solo rispetto agli altri membri della professione medica ma anche a quelli della comunità; tuttavia il numero degli psichiatri che si suicidano è doppio rispetto a quello degli altri membri del corpo medico. Nel periodo della loro attività professionale gli psichiatri si suicidano con una frequenza nove volte maggiore di quella della popolazione in generale.

Uno studio congiunto, eseguito nel 1987 dalla American Medical Association e dalla American Psychiatric Association sul suicidio fra i medici, scoprì che fra gli psichiatri vi era il tasso più elevato di suicidi; che il 94% degli psichiatri che si erano suicidati lo avevano fatto per sfuggire al dolore mentale (che è, naturalmente, l’unica cosa che la psichiatria afferma di essere in grado di lenire) e che il 56% di coloro che si erano suicidati lo avevano fatto sotto l’influenza di psicofarmaci che si erano auto-prescritti. Al momento della morte, il 42% era in cura presso un professionista della salute mentale.

Un’indagine rivelò che il 91% degli psichiatri concordava sul fatto che i loro colleghi avevano “difficoltà emotive che sono specifiche per essi e per il loro lavoro, in contrasto con i non-psichiatri”. Una ricerca relativa agli Alcoolisti Anonimi (AA) dimostrò che mentre gli psichiatri costituivano l’8% della professione medica, essi rappresentavano il 17% dei membri degli AA. In breve, gli psichiatri vi erano rappresentati in maniera sproporzionata.

L’abuso di farmaci costituisce un’altra area problematica; un’indagine di 500 psichiatri praticanti, riportata nel 1988 nel New England Journal of Medicine, rivelò che il tasso di assunzione di psicofarmaci da parte degli psichiatri è molto più elevato, con percentuali dell’83%, di cui il 48% prescritto per auto-trattamento. Anche il tasso di fallimento dei matrimoni era similarmente inquietante, con gli psichiatri che superavano ogni altro ramo della professione medica in quanto a problemi coniugali (comprese difficoltà di carattere sessuale). Gli psichiatri risultavano più inclini ad avere matrimoni di durata più breve nonché ad avere problemi legati a rapporti extraconiugali.

Continua nel sito di Nexus Italia... 

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