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Attica: ogni dio un tempio
Continua il nostro viaggio nell’antica Grecia
Anno di pubblicazione: 2000 - © di Paola Morosin
La penisola dell’Attica è un’estensione di Atene che, dai tempi più antichi, poteva contare sulla fedeltà delle sue popolazioni. Era una terra moderatamente generosa di frutti: olive, fichi, uva e miele, e possedeva ricche miniere di argento tra le colline del Laurio. Le cittadine, con i loro santuari, costruiti dagli stessi architetti che avevano reso famosa Atene, erano controllate con mano ferma dalle autorità ateniesi, anche se alcuni mantenevano una certa autonomia o avevano dei privilegi.
Una di queste città era Eleusi, sul Golfo Saronico di fronte all’isola di Salima. Per giungere ad Eleusi, il viaggiatore moderno deve armarsi di coraggio e superare lo shock di vedere l’antica Via Sacra occupata da una miriade di fabbriche che nascondono il mare fino al santuario dei Misteri Eleusini, unica oasi in quella brutta periferia che si estende a ridosso delle
acciaierie.
Sacro alle grandi dee, Demetra e Core, il santuario di Eleusi venne istituito nell’VIII secolo a.C. e frequentato ancora nel IV secolo d.C., fino a quando non venne chiuso, insieme ad altri tempi pagani, dall’imperatore Teodosio. La venerazione per i Misteri Eleusini non venne mai meno e Greci e Romani fecero a gara per rendere sempre più magnifico il santuario.
Quasi tutti gli edifici monumentali ai piedi dell’acropoli sono di epoca
romana; fra questi ricordiamo i Grandi Propilei e i Piccoli Propilei, ispirati a quelli dell’Acropoli di Atene, l’immensa corte, il tempio dedicato ad Artemide e Poseidone e gli archi trionfali, quasi tutti costruiti all’epoca di Marco Aurelio e Antonino Pio. Accanto ai Grandi Propilei si trova il pozzo di Callicoro dove, secondo l’omerico Inno a Demetra, la dea pianse la perdita della figlia Kore\Persefone, rapita da Ade\Plutone.
Sulla destra della rampa che sale all’Acropoli, si trova una caverna triangolare, il Plutoneion, creduto uno degli ingressi agli Inferi. Il luogo più sacro di Eleusi è il Telesterion, una maestosa sala quadrata che ospitava gli iniziati ai Misteri, racchiusa da otto file di gradini scavati nella roccia dove potevano trovare posto fino a tremila persone.
Gli interventi architettonici si sono susseguiti per secoli, ma di tutte le opere, i colonnati di Pisistrato, di Cimone e di Pericle, sono rimasti soltanto basamenti. Il primo tempio inglobava un megaron miceneo, accanto al quale si trovava la stanza dove venivano custoditi gli oggetti sacri dei
Misteri.
L’area archeologica è circondata dalle mura di Licurgo, di Pericle e di Pisistrato, mentre a un livello inferiore rispetto alla terrazza del Telesterion vennero costruite le case dei sacerdoti, portici, cisterne e un Bouleterion.
L’acropoli venne fortificata nel Medioevo, per questo motivo si sono perse le tracce delle rovine
micenee.
Continuando lungo la costa fino a Megara, un tempo città ribelle che malvolentieri si piegò al dominio di Atene, si imbocca una strada serpentina che collega il Golfo Saronico al Golfo di Alkyonidon. La costa veniva sorvegliata dall’acropoli di Egosthenai, una fortezza del V secolo a.C., ormai quasi completamente distrutta, che proteggeva un vasto territorio dai monti al mare: dall’acqua affiorano ancora oggi gli enormi massi caduti della cinta muraria.
Le rovine, trasformate per un breve periodo in convento, guardano verso il monte Citerone che richiama alla memoria l’abbandono di Edipo da parte di suo padre Laio e la sua infanzia tra i pastori.
Nei fitti boschi si celebravano le feste Dedalee in onore delle nozze di Zeus ed Era, e vi erano venerate anche altre divinità, tra cui l’indovino Melampo.
Passando per l’austera cittadella ellenistica di Elefteres, dove si conservano ancora numerose torri costruite a precipizio sulla gola di Kaza, si giunge ad Amphiaraion, nell’Attica orientale. L’oracolo dell’immortale eroe e taumaturgo Anfiarao, uno dei Sette Re che morì durante i combattimenti contro Tebe, venne istituito nel V secolo a.C. a Oropo, vicino a una sorgente dalle acque miracolose. Migliaia di pellegrini visitavano ogni anno il santuario per consultare il semidio e per guarire dalle malattie.
Nel santuario di Anfiarao venivano depositate le offerte, monete d’oro e d’argento, e in cambio i pellegrini ricevevano dei gusci di conchiglia con l’acqua terapeutica. Si può ancora vedere
il vasto portico d’incubazione dove i questuanti si sdraiavano sulle panche di marmo, avvolti nella pelle di un ariete appena sacrificato, in attesa del sogno rivelatore: le iscrizioni sui piedistalli lungo la stoà attestano moltissime guarigioni. In onore del veggente erano celebrate le Feste Amphiaree con competizioni ginniche e musicali. Il teatro si trova in prossimità della sala di
guarigione.
Continuando la strada lungo la costa troviamo Ramnunte, la città del “ramo spinoso” costruita su un promontorio di fronte all’isola di Eubea. I due templi del santuario di Nemesi, figlia di Oceano e pari per bellezza ad Afrodite, e di Temi, madre di Prometeo, sono bellissimi. Nel mito Nemesi possiede molte virtù e capacità: è dea della Luna, ninfa agreste, dea della Giustizia, ma anche della Vendetta e della Morte, la “più implacabile nei confronti dei
prevaricatori”.
A poca distanza da Ramnunte si apre la piana di Maratona, celebre per la battaglia contro i Persiani del 490 a.C. Sopra le ceneri dei 192 Ateniesi caduti sul campo venne innalzato un grandissimo tumulo che in origine era segnato da numerose stele di marmo recanti i nomi delle tribù.
Più a sud, a Vavrona, in un terreno paludoso cosparso di canne, scorre un ruscello sacro, diventato luogo di culto di Artemide Brauronia. Il santuario di Brauron è uno dei più antichi dell’Attica e la sua origine viene fatta risalire ad Ifigenia, sacerdotessa di Artemide e protettrice dell’infanzia e delle partorienti.
Il tempio veniva accudito dalle “orsette”, giovani fanciulle vergini, mandate per placare l’ira della dea della caccia dopo l’uccisione della sua orsa preferita da parte di un mortale.
In epoca prearcaica il culto era associato al sacrificio umano e le fonti antiche affermano che all’interno della statua di Artemide era nascosto il coltello sacrificale in ossidiana usato per sgozzare le vittime. Sul posto si vedono ancora i resti del portico sacro del V secolo a.C., le fondamenta del tempio di Artemide e la grotta dove sarebbe stata sepolta
Ifigenia.
Viaggiando verso la punta estrema della penisola, si entra nel territorio delle miniere d’argento di Laurio, il “tesoro della terra” come lo chiama Eschilo, poiché il ricco giacimento aveva
permesso ai Greci di costruire la flotta delle 200 triremi che combatté vittoriosamente i Persiani nel 480 a.C.
Affacciato in bella vista su un gigantesco stabilimento industriale si ammira Thorikos, l’antico centro metallurgico dell’Attica che impegnava migliaia di schiavi nelle miniere e nelle fornaci. Della città sono rimasti un grande teatro scavato nella roccia e un intero quartiere operaio costruito a terrazzamenti.Per la sua posizione trionfale a picco sul mare, il tempio di Capo Sunio è uno dei più famosi della Grecia. I navigatori possono scorgere da molto lontano le colonne del tempio di Poseidone.
Capo Sunio e il suo tempio classico dalle severe colonne doriche divennero l’emblema della Grecia romantica, luogo mirabile cantato dai poeti e dipinto preferibilmente al tramonto. Il poeta George Byron scalfì la sua firma su uno dei marmi del tempio.
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