Grecia: terra di dei ed eroi *1
Piccola introduzione al viaggio
Anno di pubblicazione: 2000 - © di Paola Morosin
Ci sono luoghi che, prima e più ancora che alla carta geografica,
appartengono ad una "interiore mappa dell'anima". Luoghi rari e
preziosi carichi di valenze simboliche, luoghi mentali, forse utopie.
Era verso una meta del genere che si dirigeva Lord Byron quando, in
un'estate del 1823, salpava su una nave diretta in Grecia per sostenere gli Elleni nella lotta contro l'occupazione turca. Portava con sé non solo armi e denaro, ma anche ricche e colorate uniformi per l'equipaggio e, per se stesso, un elmo dorato di fattura omerica. Appena un anno dopo, senza aver fatto in tempo a partecipare neanche ad un solo combattimento,
morirà a causa della febbre malarica.
La morte di Byron, avvenuta in una cittadina sul delta dell' Acheloo, farà scoppiare una corrente ideologica, il filellenismo, che cominciò a diffondersi in tutta Europa già a partire dai primi anni del 1900. In verità, più che sostegno concreto alla lotta per l'indipendenza dei Greci, il filellenismo si rivelò una sognante idealizzazione delle antichità elladiche. Nel grande delirio collettivo la terra greca, "orfana sanguinante della civiltà europea", si confermava, ancora una volta, luogo privilegiato di un grande
sogno: un sogno che vedeva il suo glorioso passato riemergere, con una forza simile a quella degli antichi miti.
Questo viaggio virtuale che proponiamo si rivolge agli eredi di Byron, ai filelleni di oggi, a tutti coloro che in Grecia non sono ancora
stati perché troppo giovani, o nel timore che il loro sogno non corrisponda a
realtà; ma anche a quelli che, viaggiatori esperti, amano ritrovare, nella narrazione delle esperienze di altri, il ricordo delle proprie emozioni.
Per chi scrive, la Grecia, Paese europeo moderno, in movimento, continua ad essere ancora oggi un luogo geografico che rispecchia e conforta i luoghi della mente.
Il nostro itinerario ha inizio ad Atene, ma si snoda attraverso tutti i centri della magnifica Grecia.
A questo punto non mi resta altro da fare che augurarvi buon viaggio!
Orgogliosa Atene
Iniziamo il nostro viaggio dalla capitale…
"Tra le due colline e ai piedi dell'Acropoli, Atene si stendeva sotto i miei occhi: i suoi tetti piatti, mescolati ai minareti, ai cipressi, alle rovine, a colonne isolate, alle cupole delle moschee coronate dai grossi nidi di cicogna, tutto ciò aveva un aspetto gradevole sotto i raggi del sole... L'Acropoli si presentava in un confuso disordine, con i capitelli dei Propilei, le colonne del Partenone e il tempio dell'Eretteo, con gli squarci delle cannonate nelle mura, i frammenti gotici dei cristiani e le baracche dei turchi."
Quando lo scrittore Francois-René de Cheteaubriand scrive queste parole è l'anno 1806: la Grecia è ancora in mano turca, Atene non è che un modesto borgo provinciale e l'Acropoli non si è ancora ripresa dalle battaglie che per secoli hanno infuriato sulla città e sulla terra greca.
Mani maldestre come quelle dei soldati del comandante veneziano Morosini,
altre esperte come quelle dell'ambasciatore britannico Lord Elgin, avevano rapinato già quanto vi era di trasportabile. I viaggiatori dell'Ottocento ammiravano certo le poche rovine confuse
fra gli edifici moderni, ma esprimevano forte delusione per la brutta città di casupole che era diventata Atene. E, tuttora,
Atene viene comunemente definita una città brutta, convulsa, caotica, inquinata e assediata da stabilimenti industriali, cresciuta senza alcun piano urbanistico e riscattata soltanto dai suoi splendidi monumenti.
Tutto ciò è in parte vero, eppure se si resiste alla tentazione di visitare per prima l'Acropoli e ci si arrampica invece in cima al monte Licabetto (che secondo il mito venne lanciato sulla città dalla dea Atena in un momento di furore), la città appare bella come una immensa conchiglia bianca e compatta, tra quartieri moderni e piccoli rioni che ancora hanno l'aria di villaggi. Lo sguardo spazia tra il Golfo Saronico, le navi del Pireo, il colle del Filopappo e della Pnice, i monti del Pentelico e dell'Imetto e su tutto domina l'Acropoli con i suoi templi: fortezza imponente, luogo sacro, monumento al genio umano.
Il carattere sacro dell'Acropoli risale ai
tempi del mito: quando gli dei dell'Olimpo si spartirono il
mondo, Atena e Posidone si contesero l'Attica e, dopo una
lunga disputa, la vittoria toccò alla dea della Saggezza che
piantò un ulivo sul luogo dove in seguito venne costruito il
primo tempio, l'Hekatompedon. Su Atene regnava allora una
stirpe di re mitici (Cecrope, Erittonio, Eretteo) per metà
uomini e per metà serpenti, che avevano come progenitrice Gea,
la Madre Terra.
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